Analisi 500 hPa – 27 febbraio 2011

Inauguriamo questa rubrica con l’analisi dell’altezza di geopotenziale del 27 febbraio 2011. In ogni nuovo articolo analizzeremo insieme le caratteristiche fisiche dell’atmosfera attraverso una mappa particolare e a volte confrontandone più di una.

Qual è quindi la situazione meteorologica attuale?

Pressione al suolo e 500 hPa

Stiamo analizzando una mappa che rappresenta l’altezza di geopotenziale a 500 hPa; il geopotenziale è il lavoro che deve essere compiuto dalla forza di gravità per innalzare una massa unitaria (1 kg) dal suolo fino alla quota “z”. L’altezza di geopotenziale è, invece, il geopotenziale diviso per l’accelerazione di gravità. La differenza sostanziale è che la prima è una forma di energia e la seconda un’altezza.

Si può dimostrare che l’altezza di geopotenziale è proporzionale alla temperatura media dello strato di atmosfera sottostante; quindi generalmente possiamo associare le zone ad alto geopotenziale a masse d’aria più calde rispetto a quelle con basso geopotenziale.

Un’altra nozione basilare è che nella libera atmosfera (sopra lo strato limite, caratterizzato da una zona di “cap inversion” che lo separa a circa 1500 mt di altezza – non altitudine – dalla restante atmosfera) vale abbastanza bene l’approssimazione geostrofica, quindi possiamo seguire gli spostamenti d’aria attraverso le isoipse (linee che uniscono i punti di uguale altezza di geopotenziale); aggiungiamo che la circolazione generale alle medie latitudini è in media diretta da ovest verso est, così sarà facile seguire le traiettorie delle masse d’aria.
Nella mappa di wetterzentrale che vediamo sopra possiamo studiare la distribuzione delle grandezze sopra brevemente introdotte, questo grazie anche all’ausilio della scala graduata posizionata sulla destra: a ogni colore è associata un’altezza di geopotenziale.

L’altezza del geopotenziale, tuttavia, non è l’unica grandezza plottata: abbiamo anche la pressione al suolo (isobare bianche) e la temperatura a 500 hPa. Detto ciò possiamo iniziare la nostra analisi.

Notiamo innanzitutto quali sono le principali configurazioni bariche che saltano all’occhio. Abbiamo una zona di alta pressione sull’Atlantico che sfiora Regno Unito e penisola iberica; possiamo analizzare il fatto che questo anticiclone è molto robusto in quanto il massimo al suolo (1035 hPa) e in quota (circa 5800 mt) non coincide quindi siamo in situazione di baroclinicità. Della stessa importanza è il ciclone con minimo di 950 hPa sulla punta meridionale della Groenlandia, dove valgono le stesse condizioni dell’anticiclone.

In secondo luogo possiamo vedere che vi sono altre strutture bariche con valori meno estremi ma non di scarsa rilevanza: a est del ciclone (che chiameremo cA) seguono un anticiclone termico e una coppia di cicloni (cB e dB); a ovest dell’anticiclone dinamico sull’Atlantico vi è un anticiclone secondario, sempre termico, e una piccola depressione (quasi in cut off).

Infine arriviamo sul continente europeo per scoprire un’affascinante situazione. Possiamo notare che le isoipse si spingono verso sud sud est in una struttura a gradini man mano che si avvicina al centro Europa; inoltre sulla Russia è presente un enorme anticiclone termico (compresa una piccola goccia fredda in fase di chiusura proprio a est della scandinavia), proprio dove ci aspetteremmo che la saccatura centro europea si debba chiudere.

Tra i due anticicloni appena citati vi è una zona di bassa pressione e l’Italia è proprio all’interno: possiamo notare che la pressione si aggira intorno ai 1010 hPa e nonostante l’alto valore di pressione siamo in una zona depressionaria in quanto quel che conta è il confronto con le altre zone, non il valore numerico di per sé.

A mio parere la zona a gradini è quella che desta più interesse. Possiamo evidenziare il fatto che questa struttura a gradini non è altro che un’alternanza di zone di vorticità positiva e negativa, come se ci fosse una spinta dell’aria anticiclonica (ovest della Francia e Sicilia) verso nord e una spinta contraria da parte dell’aria ciclonica (Sardegna, centro Mediterraneo e un po’ sull’Inghilterra). Inoltre ci sono due minimi di pressione molto evidenti: il primo sul golfo ligure e il secondo sulla Danimarca.

Due ultimi dettagli ci aiuteranno nel completare la diagnosi ed emettere una prognosi. Possiamo notare una sorta di disposizione parallela tra le isoipse e le isoterme su parte della Gran Bretagna e sui Pirenei che si affacciano sul Mediterraneo, il che è indice di possibili correnti a getto (proprio tra l’altro dove avevamo individuato degli “spanciamenti” ciclonici) e quindi di fronti che possono interessare le stesse zone.
In definitiva grazie all’ausilio di una sola mappa abbiamo potuto spiegare la presenza di nuvolosità presente tra la Spagna e l’Italia, con movimento da ovest vesto est, sicuramente associabile a un fronte caldo sebbene la ventilazione al suolo sull’Italia sia molto debole (tranne sulla Sardegna). Inoltre se il getto è davvero presente allora mostrerà divergenza in quota proprio sul centro Italia e quindi immaginiamo che il maltempo sia in arrivo in particolare sul versante Tirreno e regioni che più si espongono alle precipitazioni in presenza di venti meridionali (come il nord ovest e il nord est).

Maggiori dettagli arriverebbero dall’analisi di altre mappe meteorologiche.
Possiamo prevedere il futuro con una mappa di analisi? Formalmente e teoricamente no, perchè l’approssimazione si cui si basano le equazioni con le quali si elaborano queste mappe rendono impossibile una visione del futuro. Tuttavia ci si può affidare a conoscenze statistiche e climatiche, nonchè all’esperienza sul comportamento di certe configurazioni bariche.

Sappiamo che le perturbazioni che provengono dalle zone del Labrador impiegano circa 7 giorni per arrivare fino in Europa, ammesso che ne abbiano ancora l’energia. Quindi, senza vedere mappe di previsione, potremmo ipotizzare che la cA possa muoversi e arrivare in europa nell’arco di 4-5 giorni, sempre che l’alta pressione svanisca. Ma abbiamo detto che quest’ultima era molto resistente e quindi in 4-5 giorni potrebbe spingere e deviare verso latitudini superiori la depressione. Inoltre la particolare presenza di due anticicloni così forti (1035 e 1050 hPa !!!) e una saccatura con i “buchi” suggeriscono la possibile formazione di un ponte di Wejkoff, ovvero un lungo ponte anticiclonico dall’Atlantico fino alla Russia. In quel caso le depressioni che abbiamo analizzato prima potrebbero resistere abbastanza tempo prima di neutralizzarsi e andremmo incontro a vari fronti occlusi e instabilità diffusa ma a macchia di leopardo per parecchi giorni (dopo il passaggio del fronte caldo).

Gli aggiornamenti nei prossimi giorni, e vedremo se avremo avuto ragione!


Articolo di Giancarlo Modugno

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