Esiste una differenza tra analisi e descrizione meteorologica?

Sembra un po’ una domanda stupida, anzi ai più sembrerà di parlare della stessa cosa. Tuttavia su questa sottilissima differenza si basa una macro suddivisione che è doveroso creare una volta che si “sfogliano” i vari siti web di meteorologia e previsioni del tempo: quando le previsioni le leggiamo sono delle vere e proprie analisi, ovvero uno studio approfondito dei fenomeni fisico – atmosferici, e quando sono delle semplici descrizioni di una certa situazione meteorologica?

Qualcuno avrà ben ragione di obiettare: “un momento, nel momento in cui io effettuo una descrizione meteorologica (spiego dove sono le alte e le basse e individuo le zone di maltempo e di cielo sereno – a volte anche con un linguaggio così forbito che ci si può iscrivere a concorsi di poesia, tralasciando l’essenza di questa materia puramente scientifica) dò per scontato che i processi fisici che la accompagnano siano noti o comprensi”. Certo, se dico che vi è alta pressione e che fa bel tempo esiste un chiaro collegamento tra causa ed effetto e risulta dispendioso ripetere ogni volta i fenomeni fisici che vi sono dietro questo modello concettuale.
Allora il fisico pignolo risponderà: “le analisi riassuntive e schematiche sono sicuramente belle da leggere, anzi un lettore potrebbe cambiare sito se non trovasse almeno uno di queste due qualità; però questo tipo di analisi è debole nonchè esula dai veri obiettivi della meteorologia, ovvero predire quali sono i fenomeni meteorologici per una certa scala spaziale e temporale”. Non solo: senza un’analisi fisica dettagliata è quasi impossibile parlare di meteorologia e si rischia di finire con usare l’esperienza, l’istinto o peggio ancora a tirare a indovinare. Sia chiaro: l’esperienza è un ottimo aiuto in questo ambito, ma rimane solo un ausilio e nient’altro.

Così dividiamo i siti di meteorologia in “descrittivi” (tanti) e “fisici” (in numero trascurabile).

Sia chiaro, questa non è una caccia alle streghe, bensì un’analisi qualitativa dei prodotti che possiamo aspettarci sul web e del perché esiste una suddivisione degli stessi (siamo sinceri: le previsioni non sono tutte uguali).

Della prima categoria si potrebbe scrivere un libro intero e purtroppo il 75% di questi sarebbe sicuramente interessante dal lato emotivo (per chi è protagonista) ma sarebbe quasi totalmente inutile dal lato scientifico. Ci si riferisce al mondo del dilettantismo, diffusosi grazie all’avvento di internet e dei numerosi manuali di meteorologia per il grande pubblico: esistono una miriade di siti internet nati in questo modo e la maggior parte di questi (non tutti) ripetono semplicemente i modelli concettuali studiati nei vari libri, i quali però sono fortemente riassunti e … sformulati (concedetemi questa licenza poetica, intendo dire “senza formule rigorose nè dimostrazioni per ricavarle”), ergo non vi è una chiara e profonda conoscenza di quello di cui si scrive. La domanda è quindi: vi fidereste di un medico che ha studiato su un giornale qualsiasi? Eppure la meteorologia non è semplicemente un “hobby”. Piccolo aneddoto: mi è capitato di leggere più volte che “senza i forumisti (meteofili) la meteorologia oggi non esisterebbe”. Questo è chiaramente un esempio di quanto la mancata (o nulla) conoscenza in materia permetta di auto incoronarsi principi di una scienza che, sebbene giovane, oggi è quel che è per quanti hanno offerto il proprio genio per essa (da Bjerkenes a Richardson, da Charney a Helmholtz). Si legga anche questo post a proposito.
A ogni modo, se quello che l’utente finale si aspetta è un prodotto qualsiasi, magari anche solo leggibile, allora questi siti vanno più che bene e uno vale l’altro. Il restante 25% è, invece, legato alle attività commerciali correlate alla meteorologia: oggi le previsioni vengono anche vendute e si può parlare di valore economico delle stesse (potete creare degli esempi voi stessi a questo link); colui che le venderà vorrà quindi far uscire fuori sia la leggibilità del prodotto sia qualche differenza sostanziale con i prodotti amatoriali (come costanza o anche semplicemente un linguaggio forbito). Alcuni, devo dire dei veri e propri malintenzionati, vendono previsioni puntuali addirittura a 15 giorni di distanza.

Parliamo ora della seconda categoria e spieghiamo il perché questa sia formata da un numero di siti veramente ridotto. Un’analisi dettagliata dello stato fisico dell’atmosfera è sempre doveroso, in quanto nel passaggio da una scala spaziale all’altra (da 1000 a 10 km per esempio) vi sono molti fenomeni che vanno tenuti in considerazione. Quindi per ogni scala e per ogni fenomeno bisognerebbe analizzare temperatura, distribuzione di temperatura, venti, pressione, distribuzioni degli stessi, geopotenziale, interazione coi rilievi, stato igrometrico, analisi dal satellite (in tutti i canali possibili), analisi radar, … possiamo continuare ancora a elencare (e l’analisi per ognuno di questi parametri occuperebbe un bel po’ di spazio)… A meno che non siate fortemente appassionati e che comprediate ogni formula e fenomeno associati tutto ciò vi sembrerà molto noioso nonché di difficile comprensione, inoltre vi toglierebbe un pomeriggio intero solo per leggere il tutto; a quel punto inizierete a parlare del fatto che la meteorologia è un’altra cosa (la volpe e l’uva). Questi sono già dei validi motivi per cui i siti “fisici” sono molto pochi e quelli che ci sono tendono già a comprimere il più possibile. Eppure questo è l’unico modo per poter elaborare una previsione attendibile, efficace e completa. Detto ciò, di chi vi fidereste? Del medico che vi tiene sulle spine spiegandovi ogni particolare in maniera sicura e conoscendo tutto ciò che dice oppure del pinco pallino di turno che si è fatto un po’ di cultura qua e là però vi dice le cose in maniera elegante e concisa?

A questo punto la riposta al quesito iniziale è chiara: una differenza esiste. Cosa scegliamo, invece, è la risposta che diamo a noi stessi.


Articolo di Giancarlo Modugno

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