La storia del clima scritta nei ghiacci

Il clima ha avuto un ruolo principale nel modellare le pianure e le montagne che oggi osserviamo, un ruolo che è durato un centinaio di migliaia di anni, se non milioni di anni.

Le ere glaciali sono state le protagoniste di questi cambiamenti del paesaggio: esse sono definite come un periodo di storia della Terra durante il quale enormi calotte di ghiaccio ricoprivano vaste aeree della superficie terrestre; le ere glaciali sono separate tra loro da lunghi periodi privi di calotte ma con sporadico ghiaccio sulle catene montuose.

Distribuzione dei ghiaccia durante il Pleistocene

Le glaciazioni avvenute durante il Quaternario sono certamente quelle che vengono più studiate dalla comunità scientifica, e questo periodo si suddivide in due epoche: il Pleistocene e l’Olocene che continua tuttora.

È attraverso l’osservazione dei depositi glaciali sulle Alpi che nascono le prime teorie sulle glaciazioni pleistoceniche. Nello studio classico, si distinguono sulle Alpi quattro periodi glaciali dal più antico: Günzel, Mindel, Riss e Wurm, che sono alternati da periodi interglaciali. Durante il Pleistocene si formarono contemporaneamente a quella alpina altre calotte con un’area maggiore, quali le calotte dell’Eurasia, che copriva tutta la regione scandinava e quella Russa, e la calotta sull’America Settentrionale, che ricopriva tutto il Canada, parte dell’Alaska e giungeva fino alla confluenza tra l’Ohio e il Mississippi.

Si è stimato che durante l’ultimo massimo glaciale (UMG) avvenuto 18000 anni fa, il nostro pianeta aveva un aspetto completamente diverso dall’attuale; il volume complessivo dei ghiacci sulla Terra ammontava circa 78 milioni di kilometri cubici e che il livello del mare si aggirava intorno ai 130 metri al di sotto dell’attuale.

Ma come vediamo i segni delle glaciazioni sulle nostre Alpi? Dopo la massima espansione wurmiana avvenuta circa 18000-20000 anni fa, sulle Alpi inizia la deglaciazione, che non avviene in maniera continua, ma è interrotta da dei periodi di avanzata, che viene registrata dalla posizione di archi morenici. I segni che oggi sono ben riconoscibili dell’erosione glaciale vanno a formare i più spettacolari paesaggi delle nostre Alpi: valli a U, valli sospese, circhi, cascate e picchi sono la testimonianza della passata presenza del ghiaccio. Attraverso lo studio delle forme di erosione e di accumulo, quali le morene, è possibile ricostruire le varie fasi di avanzata e arretramento dei ghiacciai e quindi in maniera indiretta risalire alle oscillazioni climatiche. Tra le forme prodotte dall’erosione glaciale, a grande scala, andiamo a definire in maniera molto descrittiva le Valli a U che si presentano con un profilo a fondo piatto e versanti ripidi: la larghezza e la profondità sono condizionate dal tipo di roccia in cui il ghiaccio s’imposta. Inoltre l’allargamento della valle tende a dar luogo a valli sospese laterali. I circhi glaciali con la loro cosiddetta forma a poltrona sono delle nicchie scavate nei fianchi montuosi, occupati o dai ghiacciai di circo oppure delle parti iniziali dei ghiacciai vallivi. Quando due circhi glaciali si ampliano, vanno a formare una sottile cresta divisoria delimitata da ripide pareti di roccia che prende il nome di arête. Se invece tre o quattro circhi sono presenti sui versanti dello stesso rilievo, il loro ampliamento ha una caratteristica vetta piramidale definita horn. Uno dei più famosi horn è sicuramente il Monte Cervino dove quattro circhi glaciali hanno scolpito i versanti dando origine a una piramide dalla simmetria quasi perfetta.

Fiordo di Sognefjord in Norvegia

Un’altra grande forma di erosione che andiamo a riconoscere nelle zone artiche e subartiche sono i fiordi. Questi non sono altro che delle valli scavate dal ghiaccio con il fondo che giace a grande profondità sotto il livello marino. Esempio può essere lo Scoresby Sound sulla costa occidentale della Groenlandia con una lunghezza di 350 km e una profondità massima di 1450 m, mentre in Norvegia il famosissimo Sognefjord si sviluppa per 200 km con 1308 m di profondità.

Tra le forme di accumulo devono essere citate le morene ,termine di origine savoiarda che indica “mucchi” ed è definito come l’insieme dei materiali che viene deposto direttamente dal ghiacciaio. Esse per la loro particolarità di trasporto e deposito presentano alcune caratteristiche principali:

  • Sono composte da vari tipi di sedimenti che possono andare da grandi massi a sabbie e argille;
  • Solitamente non presentano della stratificazione ma a una mescolanza caotica delle componenti;
  • La composizione dei materiali è molto varia;
  • I ciottoli non hanno delle forme ben precise ma possono essere sfaccettati con gli spigoli facilmente smussati.
  • I ciottoli con una forma allungata si dispongono secondo la direzione di provenienza.

Molte sono le cause che hanno portato alla formazione delle grandi calotte di ghiaccio e quindi al conseguente modellamento del paesaggio, in primis troviamo le cause astronomiche, ma non da meno sono da considerarsi la tettonica a zolle e le eruzioni vulcaniche, o la caduta dei meteoriti. Attualmente anche l’uomo contribuisce attraverso la forte antropizzazione a portare delle variazioni all’interno dell’equilibrio climatico, che a lungo andare e sommato alle cause naturali, può portare a una variazione del sistema climatico mondiale.

A cura di Noemi Visicchio

Bibliografia

Claudio Smiraglia,  Guida ai ghiacciai e alla glaciologia , ed Zanichelli

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