La nebbia: fenomeno tipico degli inverni italiani

L’elemento fondamentale della nostra troposfera è il vapor d’acqua: senza di esso la maggior parte dei fenomeni meteorologici non esisterebbe. A esso sono legate la formazione delle nubi e delle relative idrometeore, e i valori di umidità che incidono sull’andamento delle temperature.

Ciò che si vuole analizzare in quest’articolo è la formazione delle nebbie, fenomeno che caratterizza gli inverni italiani, in particolar modo quelli dell’Italia settentrionale e che costituisce un fenomeno pericoloso sia per gli automobilisti ma in particolar modo per gli aerei nelle fasi di atterraggio e decollo.

nebbia a piazza Duomo - Milano

Con il termine idrometeora indichiamo tutte le manifestazioni visibili della condensazione e sublimazione del vapore d’acqua; a esse appartengono la pioggia, la pioviggine, la neve, la grandine, la rugiada e le nebbie.

Quest’ultima, la nebbia, è definita come un’idrometeora che si forma a causa della condensazione del vapor d’acqua al suolo modificando le proprietà ottiche dell’aria e riducendo la visibilità al di sotto di 1 km. A causa della sua formazione simile a quella delle nubi in quota, la nebbia viene classificata come una nube al suolo e la distinguiamo dalla foschia in quanto questa riduce sì la visibilità, ma non è mai al disotto del kilometro. Si parla di foschia quando la visibilità è compresa tra 10 km e 1 km.

Si parla di formazione di nebbia quando lo strado di aria in prossimità del suolo raggiunge la condensazione, e il vapor d’acqua inizia il suo processo di condensazione. Questo fenomeno può avvenire in due modi:

  •   Per umidificazione della massa d’aria vicina al suolo, dando origine alla nebbia da evaporazione. Questo tipo di nebbia si forma a causa dell’acqua che evapora al di sopra dei laghi e dei fiumi.
  •  Raffreddamento dell’aria:  formazione della nebbia da raffreddamento tipico della Pianura Padana e della maggior parte delle valli italiane. Questo avviene quando l’aria umida si raffredda.

Il raffreddamento della massa umida non avviene sempre con la stessa regola, e perciò possiamo classificare le nebbie da raffreddamento in:

  •  Nebbie da irraggiamento
  • Nebbie da avvezione

La nebbia da irraggiamento si forma a causa della perdita radioattiva di calore da parte del suolo, che inizia a irraggiare calore verso l’alto raffreddando tutti gli strati di aria che incontra. I requisiti per la sua formazione sono:

  • Cielo sereno, al fine di permettere appunto un elevato irraggiamento dal suolo;
  •  Forte umidità, nei primi 100-300 metriin modo che il raffreddamento notturno possa portare effettivamente alla condensazione di vapore acqueo;
  • Aria molto secca in quota, sopra i 300-500 metri, in modo che il calore perso per irraggiamento dal suolo venga il meno possibile riflesso nuovamente verso il terreno, attraverso il processo noto come effetto serra;
  • Aria molo stabile, ovvero assenza nella bassa atmosfera di moti verticali ascendenti, che avrebbero l’effetto di diluire l’umidità accumulata al suolo su strati atmosferici troppo ampi perché permettano la formazione di nebbie;
  • Venti molto deboli, inferiori a 4 nodi, in modo che l’umidità accumulata al suolo non venga diluita orizzontalmente né sia dispersa verticalmente attraverso i moti di turbolenza che potrebbero generarsi. A ogni modo, il vento deve avere comunque un’intensità di almeno 1-2 nodi, per far sì che il raffreddamento del suolo si propaghi a tutti gli strati atmosferici più prossimi al terreno. Tutte queste condizioni caratterizzano le aree di alta pressione.

La presenza di una conformazione anticiclonica favorisce la persistenza delle nebbie, poiché un forte irraggiamento notturno determina

nebbia da satellite fonte www.centrometeoitaliano.it

delle inversioni termiche al suolo, che in presenza di atmosfera stabile, permettono il ristagno e l’accumulo di vapor d’acqua nelle vicinanze del suolo. Un’inversione termica al suolo blocca del tutto i movimenti verticali verso l’alto, e dunque, intrappola la nebbia all’interno dello strato in cui è presente l’inversione. Durante il giorno, se il riscaldamento del suolo da parte del sole è sufficiente, l’aria nelle vicinanze del suolo si riscalda, e l’inversione si rompe determinando così una situazione in cui la nebbia si può dissipare.

Attraverso il termine avvezione s’indica lo spostamento orizzontale di aria. In questo caso è necessaria la presenza di vento.

La nebbia da avvezione si forma quando aria calda e umida si sposta lentamente su una superficie relativamente più fredda per cui l’aria si raffredda per contatto e può condensare, se la sua temperatura raggiunge quella di rugiada. Queste nebbie non sono legate a una particolare ora del giorno.

Vi sono due specie di nebbia da avvezione:

  •  Le nebbie marittime si formano quando l’aria da una zona calda si sposta orizzontalmente verso una zona di mare più fredda; nel momento in cui si instaurano durante il giorno i regimi di brezza si ha un’invasione delle zone costiere .
  • Le nebbie costiere, invece si generano quando aria calda marittima, durante le ore notturne, si sposta verso la terraferma più fredda.

Perciò alle nebbie di avvezione è sempre presente un vento locale, in grado di trasportare orizzontalmente masse d’aria.

Avendo definito, in maniera generale la formazione delle nebbie, possiamo ben capire come queste modificano e caratterizzano le attività dell’uomo. In particolar modo sull’agricoltura l’eccessiva presenza di vapor d’acqua può apportare l’insorgenza di funghi o parassiti sulle culture soprattutto nel periodo primaverile quando si formano i primi germogli. Inoltre la nebbia amplifica i problemi dovuti allo smog: l’aria stagnante vicino al suolo non permette allo smog vicino di irradiarsi, bensì lo trattiene e non ne permette la diluizione, favorendo le trasformazioni chimiche che trasformano le sostanze inquinanti in acidi corrosivi e molto tossici.

A cura di Noemi Visicchio

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