Quando cambierà il tempo?

In tempi di magra si cerca di scorgere qualche debole segnale di speranza.
Dopo i vari articoli previsionali che hanno cercato di captare quelle poche novità a breve-medio termine provo a utilizzare strumenti differenti per ipotizzare eventuali cambiamenti meteorologici.

Vediamo che segnali ci inviano le teleconnessioni.

La tendenza dell’indice AO è verso una parziale neutralizzazione anche se vari membri tendono velocemente a rialzarsi su valori positivi.
Ciò fa pensare a un’effimera pausa del “treno” zonale in grado di causare veloci irruzioni fredde verso latitudini meridionali subito però seguite dalla ripresa delle correnti occidentali (anticicloniche?) sospinte dal vortice polare.

Analisi e previsioni degli indici NAO e AO. Fonte NCEP-NOAA.

Analizzando la previsione dell’indice NAO, l’evoluzione suddetta è messa in forse perché esso è visto in graduale ribasso con valori prossimi allo 0 con bassa probabilità di negativizzarsi. Se nel lungo termine gli ensembles sono visti costantemente in ribasso forse è perché la ripresa altopressoria sul bacino del Mediterraneo potrebbe essere ostacolata consentendo a una flusso secondario chiuso o orientale di impossessarsi di latitudini più meridionali.

Il PNA index è previsto su valori neutri per il periodo in oggetto.

Analizzando anche l’interessante Blocking index si intuisce che la troposfera non è avvezza a correnti meridiane:
a breve non sono previsti blocchi della circolazione zonale nella zona atlantica quindi non sono ipotizzabili intense e/o costanti avvezioni meridiane mentre la probabilità tende ad aumentare nel corso della settimana natalizia quando è previsto un aumento di geopotenziali nelle zone polari seguito dalla formazione di un anticiclone europeo nordoccidentale in veloce rotazione oraria con il rischio di invadere almeno in parte il mediterraneo.

Anche la MJO risulterà poco influente per le sorti europee vista la magnitudine che rientrerà su valori poco significativi.

Anomalia temperature superficiali dei mari. Fonte Unisys.

Le anomalie superficiali delle temperature degli oceani probabilmente in un contesto dove è la stratosfera a comandare gli scenari meteorologici hanno poco carattere forzante alla disposizione del getto. Le prendo comunque in considerazione:
si notano forti anomalie positive sulle coste nordorientali americane mentre più a est è presente una zona più fredda;
si riscontrano generali condizioni di mari più caldi della norma su tutto il settore europeo eccetto il mediterraneo orientale. Anche in questo caso la tesi di un anticiclone sull’Atlantico orientale, forse invadente sul continente, è avvalorata con possibili “scappatoie” orientali per l’aria fredda.

Confronto modellistico.

Si può porre intorno al 20 dicembre la data di un possibile cambiamento abbastanza netto e diffuso associato a una diminuzione termica. Confrontando i vari modelli (GFS, ECMWF e UKMO), la visione per il 17 risulta molto simile: sono sempre i dettagli a fare la differenza ma la strada per una modifica degli attori barici in Europa sembra essere a buon punto.
Ritengo che la linea di tendenza generale possa effettivamente percorrere le suddette possibilità ma reputo, ad oggi, bassa la percentuale di realizzazione, specie se volessimo un’Italia totalmente imbiancata e gelida.

A cura di Sante Barbano

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