I temporali della notte tra 30 e 31 Dicembre sullo Stretto e in Sicilia

Temporali sullo Stretto di Messina 30-31 Dicembre 2011

Temporali sullo Stretto di Messina 30-31 Dicembre 2011

Questa notte si sono scatenati molti episodi temporaleschi, in particolare sulla Sicilia e sul Medio Adriatico, ma il gran protagonista è stato lo Stretto di Messina, dove si è registrata la più alta concentrazione di scariche elettriche già a partire dalle 20 di ieri sera. Tuttavia gli accumuli non sono stati esorbitanti: in Puglia la media è di qualche mm con rari casi fino a 10 mm (stessa cosa in Abruzzo), invece in Sicilia si sono raggiunti anche 15-20 mm che per un temporale come si deve sono sufficienti (tuttavia in generale anche nella stessa Isola ha portato generalmente piogge sotto i 10 mm).

 

Gli indici temporaleschi erano abbastanza alti, soprattutto per il periodo invernale, e vengono mostrati qui di seguito (ne abbiamo illustrato l’importanza a l’uso in vari articoli, come qui, qui, qui e potete trovare un elenco di articoli anche qui). Di questi ultimi vogliamo fare solo alcune semplici considerazioni: gli indici temporaleschi vengono solitamente mostrati come un’indicazione matematica probabilistica della formazione di un temporale. Tuttavia spesso il valore presentato viene mediato su un gran numero di eventi e soprattutto viene calcolato e testato su zone specifiche. Il problema è che questa “probabilità” è funzione del tempo e dello spazio, ovvero in parole povere cambia la sua efficacia a seconda che sia inverno o estate e che sia Milano o Lampedusa.

 

Quindi non è un caso che l’indice Thompson, da noi utilizzato oramai per prevedere con efficacia la formazione di temporali, abbia presentato valori molto bassi. Tuttavia è l’indice Whiting che ha saputo dare più soddisfazione mostrando l’instabilità generale sull’Adriatico e sul Basso Tirreno.

 

 

Oltre all’indice Whiting un altro protagonista è stato il Lifted index. Dall’immagine a sinistra è palese che la formazione dei temporali sia avvenuta in mare, trascinandosi con le correnti da Nord, innescate da un regime ciclonico, verso l’isola siciliana (prossima mappa).

Grazie al Lifted Index e alla mappa della divergenza si scoprono dettagli affascinanti, ovvero il perché i temporali non abbiano toccato minimamente (se non scariche occasionali sul Gargano) la Puglia.

I nuclei con la divergenza negativa sono buoni indicatori di un peggioramento meteorologico e di fatti si notato tre nuclei principali, rispettivamente sulla Sicilia, a largo della Puglia e sul Lazio. Quello sulle Alpi occidentali è da escludere perché associato all’avvicinamento delle isobare al suolo.

Il nucleo sulla Sicilia ha letteralmente invaso tutta la regione (si noti che si è portato anche sulla Sardegna, dove tra l’altro pioveva ancora in mattinata), mentre sul Medio-Basso Adriatico si è mantenuto al largo.

In antitesi, i nuclei positivi, invece, sono buoni indicatori della stabilità, ovvero fisicamente fungono da una sorta di “muro” contro l’avvicinamento di perturbazioni, ma fino a un certo punto visto che a ogni modo la pioggia è arrivata lo stesso (ma non i temporali), visto che l‘avvezione umida era notevole sulla Puglia centrale. Altra cosa interessante è che il Lifted Index era positivo sulla terra ferma, il che inibisce la formazione di temporali locali o per trasporto di massa d’aria in loco. Situazione diversa, invece, per lo Stretto di Messina.

Ergo, ancora una volta, una buona analisi degli indici temporaleschi e della fisica che c’è dietro può fornire un’ottimo strumento per una corretta previsione.

A cura di Giancarlo Modugno


Articolo di Giancarlo Modugno

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