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Considerazioni sulle previsioni a lungo termine e gli indici


     


Gli indici teleconnettivi, che utilizziamo in gran parte delle previsioni a lungo termine, offrono una tecnica per stilare delle buone tendenze meteorologiche fino a 12-15 giorni, a volte anche 20 e in casi rari a 25-30 giorni (ma qui entrano in gioco anche considerazioni che nascono mediante l’utilizzo di altri parametri previsionali).

Una icona sulle torture con acqua nel periodo dell'inquisizione. "Rispondi: è il diavolo che ti permette di fare previsioni a lungo termine?"

Bisogna sottolineare “tendenze” per non incombere subito in un fanatico allarmismo in stile “se non possiamo fare previsioni precise oltre le 24-48 ore come si può pensare di arrivare addirittura a un mese???”. Lasciamo queste sterili discussioni agli inquisitori della meteorologia. Se si sottolinea questa parola è per tenere conto del fatto che si effettua il passaggio da previsione  (quindi determinismo) a probabilità di previsione attraverso un cambiamento di scala e risoluzione, sia spaziale sia temporale.

La considerazione fatta è la seguente (valida e assunta nei modelli climatici): se  con un certo grado di determinismo e precisione posso calcolare lo stato termodinamico medio di un volume di 2 km * 2 km * 100 m nelle prossime ore partendo da determinate condizioni iniziali, perché non posso fare una “descrizione termodinamica orientativa” di un box di 10.000 km * 10.000 km * 5 km con una risoluzione temporale più ampia conoscendone la sua storia immediata e “climatica”?

Certamente si potranno citare i limiti di predicibilità di Lyapunov per rispondermi ma allo stesso tempo si potrebbe controbattere con la teoria degli attrattori o ancora dei cicli limite. Il dibattito (scientifico, non quello che vedete nell’icona a sinistra) potrebbe andare avanti per ore. Tuttavia sono molte le correnti di pensiero moderne che baserebbero volentieri gran parte dei metodi previsionali su ragionamenti e sistemi probabilistici, sulla scia del grande Lorentz.

Detto ciò, è proprio grazie agli indici teleconnettivi (e non solo) che è possibile fare ragionamenti fisici sulle successive settimane, tenendo conto che si perde parecchio in risoluzione e quindi non è possibile per esempio poter dire “pioverà a Napoli il 2 febbraio 2012″ però qualcosa come “le regioni tirreniche potrebbero essere le dirette interessate” è già abbastanza (anzi pure troppo).

Se per assurdo (mica tanto), allora, considerassi gli indici connettivi come variabili fondamentali meteorologiche di input e la disposizione spaziale dei pattern meteorologici (anticiclone, depressioni , saccature e gocce fredde) come variabili di output allora potrei chiamare questo rapporto di causa – effetto o le loro correlazioni come “previsioni delle configurazioni bariche“, o per fare prima “tendenze meteo“. Tuttavia, tra queste due definizioni c’è una sottile linea di confine nella terminologia che farebbe sprofondare la prima nello pseudo determinismo e la seconda nel probabilistico (concretamente invece parliamo della stessa cosa).

Quali sono i rischi di queste tecniche di previsione nonché cosa bisognerebbe considerare per trattarli nel giusto modo? Lo vedremo nel prossimo articolo.

A cura di Giancarlo ModugnoArticolo a cura di Giancarlo Modugno