Il diluvio universale: mito o realtà?

Molti sono a conoscenza che il diluvio universale non è solo frutto di molte leggende popolari, ma una realtà che si è tragicamente verificata. L’idea di un infinito diluvio appartiene al mito di moltissime culture, dagli antichi Babilonesi agli Ebrei, dai popoli Nordici fino alle antiche civiltà precolombiane. Ciò che accomuna tutte queste culture è la causa del perché questo diluvio avvenga: punire l’uomo di qualche colpa commessa, come se l’acqua potesse purificare gli errori da esso compiuti.

Nell’Antico Testamento il diluvio viene narrato nella storia di Noè e dell’arca dell’Alleanza: quest’uomo scelto da Dio, costruì su specifiche indicazioni un’arca salvando le diverse specie di animali (uomini compresi) dalla catastrofica pioggia durata 40 giorni e 40 notti. Dopo 150 giorni dall’inizio del diluvio, l’arca si arenò nei pressi nel Molte Ararat, e Dio invitò Noè a uscire dall’Arca e a ripopolare la Terra.

Nella tradizione Mesopotamica il diluvio universale è associato all’epopea di Gilgamesch. Egli era un personaggio storico identificato come il re di Uruk, nell’attuale Iraq, vissuto intorno al 2600 a.C. La storia narra che Gilgamesch affrontò un lungo viaggio alla ricerca del segreto dell’immortalità e nel corso di questo percorso incontrò Utnapishtim che gli raccontò la storia di un diluvio distruttivo. Il perché di questo disastro veniva attribuito a un capriccio degli dei e durò per 7 giorni.

L’episodio del diluvio universale è quello che più viene narrato nelle varie culture, ed ha da sempre affascinato il mondo della scienza e dell’archeologia che continuano, ancor oggi, ad adoperarsi per trovare tracce sulla sua veridicità. È certo, infatti, che grandi inondazioni si sono verificate sul nostro pianeta, sia a livello locale sia globale. Nel primo caso le antiche civiltà hanno avuto a che fare con lo straripamento dei grandi fiumi: gli Egizi con il Nilo, e le civiltà mesopotamiche con gli straripamenti del Tigri e dell’Eufrate.

Negli anni 50, una spedizione di scienziati ritrovò in prossimità del Monte Arat, nella Turchia Nord Orientale, alcune travi di legno che furono subito associate al mito dell’Arca dell’Alleanza, ma che furono poi smentite dall’analisi con il metodo del carbonio 14, che datarono le travi intorno al VII-VIII secolo d.C. Durante nuovi scavi, sono venuti a conoscenza di uno strato di fango, alto qualche metro, che avrebbe ricoperto la zona mesopotamica in poco tempo seminando morte e distruzione. Il fenomeno secondo i risultati delle varie ricerche doveva aver interessato una zona lunga 630 km e larga 160 km: attualmente tale fenomeno si classificherebbe come un’inondazione locale, ma per gli abitanti di 4000 a. C. quella regione rappresentava il mondo.

Un’altra ipotesi sul Diluvio Universale è da attribuire al Mar Nero. Si ipotizza che questo fosse solamente un lago grande circa due terzi dello stato attuale. Al termine della glaciazione wurmiana, lo scioglimento dei ghiacci fece innalzare il livello dei mari e degli oceani facendo sì che il Mediterraneo superò la striscia di terra che lo separava dal mar Nero, e iniziò a riversare in quest’ultimo immense quantità di acqua salata. Decine di villaggi furono sommersi dalle acque e migliaia di persone morirono ricoperte da ingenti quantità di fango.

Articolo a cura di Noemi Visicchio

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