Dust Devils: i diavoletti del deserto

Avventurandoci in un deserto, come quelli dell’Arizona o dell’Australia, potrebbe capitarci di imbatterci in un Dust Devils. Questo fenomeno meteorologico, seppur ricordi vagamente un tornado, non è prettamente legato a delle cellule temporalesche, ma a un eccessivo riscaldamento della superficie terrestre.  In genere si sviluppano in presenza di cielo limpido e in presenza di un leggero vento: il riscaldamento eccessivo dello straterello d’aria in prossimità del suolo, fa si che si crei un’instabilità. L’aria surriscaldata risulta essere densa e più leggera rispetto all’aria sovrastante, generando un’instabilità  e un sollevamento. Quest’upcrash improvviso dell’aria calda, genera un richiamo di ulteriore aria dalle zone circostanti (per il principio di conservazione della massa), che si immette con un movimento rotatorio, dovuto all’ingresso non uniforme dell’aria. Se la velocità d’ingresso dell’aria aumenta notevolmente, allora la rotazione s’intensifica nello stiramento verticale che l’aria subisce lungo la risalita, a causa della conservazione del momento angolare. Questo fenomeno è ben rappresentato dal fenomeno fisico dell’aumento della rotazione del pattinatore nel movimento di chiusura delle braccia lungo il proprio corpo, determinando un aumento di velocità.

L’apporto di ulteriore aria calda continua ad alimentare il vortice facendogli raggiungere tuttavia dimensioni molto piccole, che possono variare tra i 10 e i 300 metri di altezza per un periodo compreso tra le poche decine di secondi e i 10-30 minuti. Durante il loro percorso i dust devils inglobano al loro interno sabbia, polvere e piccoli oggetti. La dissipazione del vortice sussegue nel momento in cui arriva a percorrere suoli più freddi, che non sono in grado di alimentarlo, interrompendo l’equilibrio: il dust devils subisce un improvviso collasso e un conseguente dissolvimento.

Questi fenomeni si sviluppano in maniera molto frequente nel deserto del Sahara, nel deserto del Gobi e nelle spianate desertiche del Tibet, ma non sono risparmiate le zone desertiche statunitensi come quelle dell’Arizona, del Texas o del Nevada. Un buon posto per rintracciare un dust devils è lungo il confine dei campi irrigati e forestali o prati secchi, lungo i terreni resi aridi dal sole o lungo le strade sterrate, nell’ora compresa tra le 11.00 e le 14.00 quando il Sole raggiunge il suo picco d’intensità.

Si può verificare, occasionalmente,  che i dust devils si sviluppino lungo le nostre spiagge italiane durante i torridi mesi estivi. Nel settembre 2002 a Ugento nel Salento, su un campetto di calcetto in sabbia, si sviluppò un dust devils alto 300 metri, mentre nel settembre 2006 a Trapani in Sicilia, un dust devils dell’altezza di 200 metri fu capace di provocare ingenti danni a diverse strutture turistiche.

Diversi studi incentrati su Marte, hanno evidenziato la presenta di vortici molto simili ai dust devils che dimostrano la non stretta correlazione con l’atmosfera terrestre. I “diavoli” del pianeta rosso sono 50 volte maggiori in ampiezza e 10 volte maggiori in altezza rispetto a quelli registrati sul nostro pianeta.

Articolo a cura di Noemi Visicchio

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