Anticiclone delle Azzorre: quali le caratteristiche?

Arriva l’anticiclone delle Azzorre e poi arriva la rimonta subtropicale; qualche perturbazione e poi ritorna uno dei due anticicloni. Ma cosa cambia in realtà?

In un precedente articolo abbiamo introdotto qualche caratteristica sugli anticicloni in maniera abbastanza furtiva mentre in un articolo del Corso Meteo On Line abbiamo già spiegato come leggere una mappa a 500 hPa

Strutture Anticicloniche: l’alta pressione non è sempre la stessa, ecco le differenze tra Azzorre e subtropicale

Spesso sentiamo parlare sia dell’Anticiclone delle Azzorre sia della rimonta di aria calda africana, in particolare nei periodi meteorologici relativi alla stabilità atmosferica, ovvero quando sostanzialmente è bel tempo. Tuttavia, anche se il bel tempo è “favorito” si parla di strutture bariche abbastanza diverse dagli effetti spesso molto simili. Vediamo qualche caratteristica.

Anticiclone delle Azzorre: il “classico” bel tempo

L’Anticiclone delle Azzorre è il classico sistema anticiclonico legato a un campo di alta pressione che si estende dal suolo fino all’alta quota. Presenta la tipica struttura “chiusa” con un massimo che determina il suo baricentro e un estensione spesso molto vasta: in questo modo a seconda della sua posizione possiamo trovare in Italia bel tempo fresco oppure caldo e afoso.

Quanto dura l’anticiclone delle Azzorre?

Quando l’alta pressione delle Azzorre arriva è capace di stazionare da pochi giorni a due – tre settimane, sebbene negli ultimi anni il periodo medio di “staticità” sull’Europa Occidentale tenda a diminuire. Le altezze di geopotenziale a metà atmosfera sono elevate ma non eccessivamente e il suo esteso “muro” permette all’alta pressione di invecchiare molto lentamente, favorendo bel tempo per un periodo prolungato e veicolando le perturbazioni verso Nord oppure lungo il suo bordo settentrionale.

Le zone di maggiore interesse: il centro e la periferia orientale

Possiamo distinguere due zone di maggiore interesse: il ramo periferico orientale e la zona del nucleo centrale. Nel primo caso vengono convogliate correnti fresche, come nell’esempio grafico qui riportato in cui è l’Italia a beneficiare di queste correnti gradevoli; tuttavia con il passare dei giorni (solitamente almeno due o tre giorni di seguito) questi venti (Maestrale e Tramontana più sovente) tendono ad affievolirsi lasciando comunque tempo soleggiato. A questo punto l’anticiclone tende a essere “maturo” e nel bordo periferico avviene ciò che già da qualche giorno accade al suo centro: il ristagno dell’umidità.

Le correnti prevalenti diventano quelle di brezza, a causa della tendenza da parte del campo di pressione a livellarsi. A questo punto l’umidità tende ad aumentare gradualmente col passare dei giorni e il primo passaggio “perturbato” può provocare forti temporali e rovesci a causa del contrasto termo-igrometrico. I temporali pomeridiani, tuttavia, rimangono molto probabili anche senza aspettare il passaggio instabile.

Temperature in  quota generalmente più basse con l’azzorriano

Una caratteristica importante dell’Anticiclone delle Azzorre è la sua “generosità” dal punto di vista termico: non è raro riscontrare che la temperatura a 850 hPa sia più bassa rispetto ai “cugini subtropicali”, come mostrato dall’immagine qui di seguito, a meno che non si risieda nel nucleo centrale dove la subsidenza è maggiore (compressione adiabatica della colonna atmosferica dall’alto con conseguente riscaldamento dell’aria).

Anticiclone delle Azzorre

Anticiclone delle Azzorre

Temperature a 850 hPa durante un episodio di anticiclone delle Azzorre sull'Europa Occidentale

Temperature a 850 hPa durante un episodio di anticiclone delle Azzorre sull’Europa Occidentale

continua…  

A cura del Dr. Giancarlo Modugno


Articolo di Giancarlo Modugno


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