Temporali Veneto: forti autorigeneranti in nottata, post analisi del fenomeno

Temporali Veneto: forti autorigeneranti in nottata, post analisi del fenomeno.

Nella nottata a cavallo tra il 1 e 2 Settembre 2012 forti temporali autorigeneranti hanno interessato dapprima l’Emilia Romagna e successivamente il Veneto, inoltre, alcuni meteo appassionati hanno segnalato oltre a forte  piogge e colpi di vento, la presenza di fenomeni vorticosi nelle zone appena citate.

Temporali Veneto: Analisi sulla genesi di questo forte sistema temporalesco.

Come è stato abbondantemente parlato nei vecchi editoriali, le condizioni meteorologiche sul territorio Italiano sono influenzate  da una particolare figura barica: La goccia fredda, questa sta già condizionando il meteo della penisola da un paio di giorni e molto probabilmente continuerà a farlo per diversi giorni. Per ora sussiste l’ipotesi che questa si trasformi in un TLC, Tropical-Like Cyclon, ma ne riparleremo nei prossimi editoriali. Ora, andiamo a focalizzare l’attenzione sulle cause che hanno scatenato i forti temporali della notte appena trascorsa.

temporale veneto

moti verticali by wetterzentrale, delta theta-e e total totals by centrometeo.com

Osservando la situazione barica possiamo notare che per come era posizionata  la goccia fredda, Il Veneto e L’emilia si trovavano sotto il ramo ascendente e più attivo della perturbazione, infatti le correnti risultavano essere da Scirocco lungo tutto l’Adriatico e da Nord Est nell’estremo Nord. Quindi proprio su questi territorio avevamo la confluenza di masse d’aria più fresche e meno umide dai quadranti settentrionali e quelle più umide e calde provenienti da Scirocco. Inoltre dalla mappa delle  velocità verticali(sopra) si nota un nucleo positivo proprio in zona, ciò è supportato anche dai vari indici temporaleschi che  per quelle ore si attestavano tutti su valori medio alti. Inoltre significativo è il valore e il pattern della delta theta-e previsto per quelle ore, infatti la mappa (in alto a dx) mostra valori fortemente negativi sia sul Sud Italia dove la corrente a getto subiva una forte piega che sul Nord Est. Questo parametro può risultare spesso molto utile, e rappresenta la differenza di temperatura potenziale tra due livelli isobarici. La temperatura  potenziale non è altro che la temperatura che assumerebbe una particella d’aria se portata adiabaticamente  alla quota di riferimento di 1000 hpa, ne consegue che se abbiamo delle variazioni negative con l’aumentare della quota di questo parametro il gradiente ambientale  risulta minore di quello adiabatico secco e di conseguenza l’atmosfera risulta potenzialmente instabile. 

temporaleveneto

www.centrometeo.com

www.protezionecivile.it

Considerando quanto appena detto abbiamo dimostrato che l’atmosfera sulle zone indicate risultava particolarmente favorevole alla formazione di fenomeni temporaleschi, però potrebbe non bastare, infatti manca il fattore che ha scatenato la convezione. Questo può essere individuato nella lunga linea di convergenza al suolo che in quelle ore partiva dal centro dell’Adriatico e arrivava fino alle zone interne della Pianura Padana (immagine sopra). Quindi possiamo affermare che proprio la linea di convergenza ha dato il via alla convezione e ha permesso al sistema di usufruire di molta umidità richiamata dal tutto l’Adriatico centrale.Poi, una volta che l’aria è stata sollevata ha incontrato un’ambinte particolarmente favorevole, permettendo così l’intero sviluppo della sistema temporalesco. Particolarmente eloquente risulta l’immagine grafica dell’eco del radar nazionale della protezione civile, da questa  infatti si nota come la linea di convergenza appena indicata abbia giocato un ruolo fondamentale.


Articolo di Luca Mennella

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