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Medicanes, gli uragani mediterranei: intervista al Dottor Miglietta


     


Intervista al Dottor Mario Marcello Miglietta, ricercatore presso l’ISAC CNR ed esperto sui cicloni mediterranei.

L’attività di ricerca del Dr. Miglietta è volta principalmente alla studio della circolazione atmosferica mediante l’utilizzo di modelli meteorologici ad area limitata. I suoi studi riguardano flussi su ostacoli orografici, circolazioni a scala sinottica, circolazioni di brezza. Ha come interesse principale la meteorologia a mesoscala, in particolare lo studio della precipitazione orografica e l’applicazione di modelli numerici ad area limitata per l’analisi di casi studio. Ha partecipato a numerosi progetti di ricerca internazionali e nazionali, essendo responsabile dell’attività dell’ISAC-CNR in “RISKMED” (finanziatore: Comunità Europea), in “CLIMESCO” (finanziatore: Fondo Integrativo Speciale per la Ricerca). E’ autore di diverse pubblicazioni scientifiche, di cui una trentina su rivista internazionale con referee; è stato referee per  le seguenti riviste internazionaliè stato relatore per le attività di “Meteorologia dinamica” dell’ISAC presso il panel di  valutazione TERRA; è co-convener di una sessione presso il meeting annuale dell’EMS dal 2007. Ha svolto attività di docenza nell’ambito di alcuni corsi organizzati da diversi enti, tra cui l’Università di Ferrara, l’Università del Salento, l’ARPA Puglia. E’ stato relatore di diverse tesi di laurea e di dottorato. Ha pubblicato vari studi su “l’Uragano Maria” che ha portato piogge estreme e vari danni nel Salento il 26 Settembre 2006.

Intervista al Dr. Miglietta sui Cicloni Mediterranei e Medicanes

Ciclone Rolf, il TLC che ha fatto impazzire la Liguria nel 2011

Ciclone Rolf, il TLC che ha fatto impazzire la Liguria nel 2011

1) Il ciclone mediterraneo degli ultimi giorni sul Tirreno ha presentato caratteristiche simili a quelle che hanno portato a numerose formazioni di TLC e “medistorm” negli ultimi anni: quali possono essere state le cause che non hanno permesso il passaggio a “medicanes” ?

Esperimenti numerici effettuati con modelli ad area limitata hanno dimostrato che, come per i cicloni tropicali, i Medicanes risultano fortemente dipendenti dai flussi di calore latente e sensibile dal mare, evidenziando un meccanismo fisico simile a quello responsabile della intensificazione degli uragani. L’instabilità convettiva si sviluppa generalmente in presenza di profonde saccature, in corrispondenza di aria fredda in quota in concomitanza con il calore del mare sottostante. I mezzi con cui viene alimentata l’instabilità convettiva nei livelli bassi è stato oggetto di alcuni studi; in alcuni di questi, si è mostrata l’importanza delle perturbazioni di vorticità potenziale in alta troposfera e il ruolo delle correnti a getto per sviluppare la convezione. Questi fattori sono però efficaci solo se opportunamente posizionati rispetto al minimo, pertanto la transizione da ciclone extra-tropicale in Medicanes è piuttosto rara e solo pochi eventi di questo tipo sono registrati ogni anno.

2) Benché gli studi sui cicloni tropicali siano più numerosi, sugli eventi estremi nel Mediterraneo si parla da meno tempo e quindi si cercano ancora le giuste “chiavi” per spiegarne i meccanismi. La formazione dei due fenomeni è diversa: i primi nascono per la maggior parte in seno alle easterlies equatoriali quando le perturbazioni entrano in fase con la velocità di queste onde, i secondi nel forte contrasto tra masse d’aria differenti; eppure hanno caratteristiche molto simili: quali sono i meccanismi che permettono di passare dalla fase di tempesta mediterranea a medicanes?

La maggior parte dei cicloni tropicali inizialmente appartiene alla categoria dei cicloni extratropicali deboli, il che significa che nella fase iniziale non sono in grado di convezione auto-organizzata. Infatti, un processo intermedio è necessario per incrementare la vorticità a mesoscala e organizzare la convezione. La transizione da ciclone extratropicale a ciclone tropicale è un argomento di ricerca di frontiera. Il recente progetto americano PREDICT (Pre-Depression Investigation of Cloud-systems in the Tropics) è imperniato su questo punto. Nel Mediterraneo i meccanismi di transizione sono stati analizzati solo in un numero limitato di casi. Si è visto che l‘interazione con sistemi frontali e/o con correnti a getto può avere un ruolo chiave nell’approfondimento e nella riduzione di scala dei cicloni che caratterizzano i Medicanes. Senz’altro può svolgere inoltre un ruolo fondamentale l’orografia che, deviando il flusso o favorendo delle locali ciclogenesi, può accentuare l’attività convettiva in prossimità del ciclone.

3) Una delle principali problematiche legate al Global Warming è la questione legata all’aumento dei fenomeni estremi. Alcuni ricercatori ipotizzano che possa esserci un limite al numero di questi eventi, sebbene l’intensità possa aumentare, mentre altri sono dell’idea che aumenteranno sia il numero sia l’intensità degli eventi. Tra le due ipotesi, però, oltre alla temperatura e alla maggiore energia in gioco vi è anche un’altra variabile da tenere in gioco: il contenuto di vapore. Quale delle due ipotesi reggerebbe di più se, paradossalmente, durante il Global Warming l’umidità globale non aumentasse o addirittura diminuisse? Questi due sono scenari possibili?

Il margine di incertezza nei modelli climatici è ancora alto, e i risultati ottenuti con gli attuali modelli non sembrano indicare un aumento dei Medicanes nel futuro clima statisticamente significativo, né come numero né come intensità, per quanto in alcuni studi i risultati vadano in quella direzione. Quello che possiamo affermare è che un mare più caldo implica maggiore umidità e calore nella bassa atmosfera che porta ad un’intensificazione dei flussi turbolenti che alimentano dal basso questi sistemi e accentua l’instabilità convettiva.Articolo a cura di Giancarlo Modugno