Allerta meteo: procurato allarme, business o semplice informazione?

Allerta meteo e previsioni del tempo: procurato allarme, business o semplice informazione? Chi può emanare un’allerta meteo?

Allerta meteo e previsioni del tempo: quando si parla di procurato allarme?

Abbiamo parlato del delicato problema legato all’allerta meteo in due articoli, precisamente Allerta Meteo: quale filosofia c’è dietro? e quello dedicato all’operatività della Protezione Civile Allerta Meteo Protezione Civile, cos’è, quando scatta e criticità. Esiste un chiaro dibattito sui media, più propriamente su internet, legato al problema “chi è autorizzato a emanare un’allerta meteo?”, spesso invocato soprattutto da “concorrenti invidiosi” (usando un eufemismo). Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza e di accendere un dialogo (speriamo) rispettoso.

Spesso si cita il “procurato allarme” per giustificare la tesi che solo la Protezione Civile e l’Aeronautica Militare possano emanare un’allerta meteo. Recita così il Codice penale italiano Art. 658 – Procurato allarme presso l’Autorità –

Chiunque, annunziando disastri, infortuni o pericoli inesistenti, suscita allarme presso l’autorità, o presso enti o persone che esercitano un pubblico servizio, è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda da euro 10 a euro 516.

La frase evidenziata in grassetto dovrebbe essere cruciale e proveremo a interpretarla nel migliore dei modi. “Presso l’autorità o presso enti o persone che esercitano un pubblico servizio” implica anche il mondo dell’informazione? No. Il verbo “esercitare” implica che il soggetto fruitore dell’informazione svolga una certa professione o attività. Quindi se si “informa” la popolazione su anche la più remota possibilità che possa avvenire un certo fenomeno meteorologico intenso non si sta commettendo reato (anzi, se la previsione dovesse poi essere confermata dovete convincermi che questo lo sia…).

Nessun problema se si emana un’allerta meteo (?)

Ma se si esercita un servizio pubblico? Attenzione, vi è il verbo “suscitare“, ovvero provocare una reazione, e la parola “presso” prima di “persone che esercitano un pubblico servizio”: questo significa che vi debba essere una chiara comunicazione da parte di CHI emana l’allerta verso dei fruitori del servizio pubblico; non c’è un chiaro collegamento con chi difatti emana l’allarme. Spieghiamolo in un’altra maniera: se Meteoman emana un’allerta meteo e tutti lo ascoltano nessun reato; se Meteoman emana un’allerta meteo e la passa a un ente e questi poi dimostra che si è messo all’opera a causa dell’allerta di Meteoman e il pericolo si dimostra inesistente (alta pressione per dirne una) allora è (forse) reato.

Un esempio chiaro e coerente potrebbe essere il caso in cui vi sia una chiara comunicazione da parte di un sito, gruppo o ente verso un’autorità (come il Comune) e questi ultimi sia costretto a mettere in atto determinate procedure di sicurezza. Ma anche qui sorge un dubbio sulle parole “disastri, infortuni o pericoli inesistenti“: una bomba (che non c’è) in una casa è un pericolo inesistente che provocherà un diastro e possibili infortuni (inesistenti). Come è possibile, invece, considerare una “previsione meteorologica” addirittura “pericolosa”? Che porti disastri e infortuni è decisamente impossibile (se almeno si considerasse la logica lessicale), allora tutt’al più può essere pericolosa. Ma siamo sicuri? Una previsione meteorologica può essere considerata al massimo “utile” e mai pericolosa, anche se errata (al massimo poco utile in questo caso). In italiano una frase del genere non ha proprio senso.

Cos’è il pericolo e cos’è il Rischio

Quello che in sostanza è una previsione meteorologica è un’informazione e non è nemmeno completa nell’ambito del rischio. Quindi, in sostanza, è solo l’utente che decide se seguire o no una certa fonte e non è prevista alcuna limitazione legale (d’altra parte non esiste neanche l’albo dei meteorologi, purtroppo). La gestione del rischio, invece, è certamente della Protezione Civile. A tal proposito riportiamo un paragrafo dal loro sito:

Il concetto di rischio è legato non solo alla capacità di calcolare la probabilità che un evento pericoloso accada, ma anche alla capacità di definire il danno provocato. Rischio e pericolo non sono la stessa cosa: il pericolo è rappresentato dall’evento calamitoso che può colpire una certa area (la causa), il rischio è rappresentato dalle sue possibili conseguenze, cioè dal danno che ci si può attendere (l’effetto).
Per valutare concretamente un rischio, quindi, non è sufficiente conoscere il pericolo, ma occorre anche stimare attentamente il valore esposto, cioè i beni presenti sul territorio che possono essere coinvolti da un evento.

Il rischio quindi è traducibile nella formula: R = P x V x E

Pericolosità: la probabilità che un fenomeno di una determinata intensità si verifichi in un certo periodo di tempo, in una data area.
V = Vulnerabilità: la vulnerabilità di un elemento (persone, edifici, infrastrutture, attività economiche) è la propensione a subire danneggiamenti in conseguenza delle sollecitazioni indotte da un evento di una certa intensità.
E = Esposizione o Valore esposto: è il numero di unità (o “valore”) di ognuno degli elementi a rischio presenti in una data area, come le vite umane o gli insediamenti.

 

” La nostra meteorologia è sempre la migliore…”

Concludiamo con la frase di quest’ultimo paragrafo, già utilizzata in un articolo qualche mese fa ( La nostra meteorologia è meglio della vostra … ? ). Purtroppo, duole doverlo scrivere, vi sono alcuni “colleghi” che ultimamente sfruttano i concetti psicologici spiegati nell’articolo linkato per poter screditare il lavoro altrui e a maggior ragione proporre il proprio. Dato che non hanno avuto il coraggio di parlarne apertamente, in privato e/o pubblico, ma hanno avuto l’occasione per indicarci con dettagli, parti di titoli e descrizioni di immagini particolari, rispondiamo attraverso questo articolo che per noi ha valenza ufficiale.

Vorremmo dire a questi “signori”, che pare che già a circa trentina d’anni pensano di poter giudicare il lavoro altrui, che il giochino del “io sono meglio di te” è qualcosa che va contro l’umiltà che si cerca di innalzare come ideale “principe”, con il quale bisognerebbe lavorare in questa  scienza (ma non solo). Quindi si va incontro a un grosso paradosso: si predica umiltà e poi non la si segue e allo stesso momento si propone il proprio prodotto?  L’arte del commercio…!


Articolo di Giancarlo Modugno


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