Vulcano Vesuvio : Linea Rossa e Linea Nera. I rischi e l’opinione dell’esperto.

Vulcano Vesuvio – Descrizione e rischi di uno dei vulcani più pericolosi del mondo. Intervista a Lucia Gurioli riguardo le zone a rischio.

Vulcano Vesuvio/ Si tratta di un vulcano esplosivo attivo, uno dei più studiati al mondo per la sua pericolosità, soprattutto perchè alle sue pendici vi abitano oltre 700 mila persone. Il vulcano è situato nel versante orientale della provincia di Napoli, si eleva per 1281 metri in una caldera con un diametro di circa 4 km. Attualmente è in stato di quiescenza.

Cosa si intende per vulcano esplosivo?
Il vulcano esplosivo è un vulcano che emette lave generalmente andesitiche, sufficientemente viscose da non formare delle colate di lava, ma da accumularsi sulla bocca eruttiva formando guglie o duomi di lava.
Quando la massa di lava così accumulatasi collassa o esplode nella sua totalità o in parte, una colonna eruttiva di gas, ceneri e lapilli si innalza per chilometri sopra il vulcano; quando la spinta dei gas si esaurisce, la colonna ricade sotto forma di nubi ardenti che scendono lungo i fianchi a centinaia di chilometri orari di velocità, spostandosi anche a grande distanza dal centro eruttivo, facendo letteralemente terra bruciata.
Il Vesuvio possiede tutte queste caratteristiche e proprio per questo, essendo attivo e in stato di quiescenza, potrebbe rivelarsi seriamente devastante in futuro in caso di eruzione. Ad aggravare la situazione è senza ombra di dubbio l’incredibile urbanizzazione del’intera area posta alle pendici di un vulcano così temibile.
Il Dipartimento della Protezione Civile, al fine di delimitare le diverse aree e i settori a rischio, ha deciso di valutare l’interessante studio condotto dalla ricercatrice Dott. Lucia Gurioli, con l’intento di includere nuovi comuni oltre i 18 comuni già inseriti all’interno della Linea Rossa. La ricerca della Dottoressa Lucia Gurioli mostra i vari limili entro i quali dilagarono i flussi piroclastici durante le diverse eruzioni che hanno caratterizzato la vita del Vesuvio.

Ecco il parere diretto della ricercatrice, che non ha esitato a rispondere a diverse interessanti domande (Intervista estrapolata da www.rivistahydepark.org) :

Dott.ssa Gurioli, la mappa che riportiamo è tratta dalla pubblicazione citata in precedenza.  I limiti definiti da un segmento rosso, e poi nero e ancora verde, cosa indicano esattamente?

I limiti riportati sono quelli di depositi messi in posto dai flussi piroclastici durante le maggiori eruzioni del Vesuvio verificatesi negli ultimi 20.000 anni (Pomici di Base, Verdoline, Pomici di Mercato, Pomici di Avellino, Pomici di Pompei, Pollena e 1631). Nella pubblicazione abbiamo elaborato, per ogni singola eruzione, il piano di giacitura dei prodotti rilevati con le attività di campo. Sovrapponendo quindi ogni piano, caratterizzato da uno spessore e da una superficie, siamo riusciti a mappare e definire i limiti d’invasione dei flussi piroclastici.

La figura qui di fianco riporta le zone del vulcano che sono state flagellate dalle colate piroclastiche con un diverso indice di frequenza.

La linea rossa delimita una zona ad alta frequenza d’invasione, che raggruppa le aree colpite da tutte le eruzioni che hanno comportato la formazione di nubi ardenti.  La linea nera invece, delimita un’area leggermente più estesa che comprende una frequenza media di accadimenti invasivi.  La “corona” asimmetrica tra la linea rossa e nera invece, indica una zona, dove almeno due eruzioni hanno lasciato in loco i loro depositi. Infine, si evidenzia l’area gialla, quella più estesa, dove si registrano i depositi da flussi scaturiti dalle imponenti eruzioni di tipo pliniano. Quest’ultime, ricordiamo, sono le più energetiche e distruttive prodotte dal Vesuvio.

La zona gialla che si protende verso sud est é quella che fu colpita dall’eruzione pliniana di Pompei del 79 d.C. Quella orientata a nord invece, fu invasa dai flussi della violenta eruzione di Avellino. Queste due aree racchiuse complessivamente e omogeneamente all’interno della linea verde, furono flagellate da colate piroclastiche molto energetiche, caratterizzate da elevata mobilità. Eventi indubbiamente particolari che si sono manifestati solo due volte nell’arco dei 20.000 anni presi in esame.

Vulcano Vesuvio

Vulcano Vesuvio : Le aree interessate dai flussi piroclastici

I materiali piroclastici visionati e analizzati hanno dato un’idea delle temperature raggiunte dalle colate piroclastiche?

La temperatura media dei depositi di tutte queste eruzioni é di 250-370 °C (Zanella et al. 2013). Questi dati sono stati ottenuti con misure paleomagnetiche condotte sui litici dispersi nei depositi piroclastici.

La linea nera ha un suo logico proseguimento anche sul mare. A volerla tracciare a quanti metri dalla costa bisognerebbe evidenziarla?

La linea nera rappresenta un’indicazione: se si vuole tracciarla sul mare, diventa una linea fantascientifica perché non abbiamo alcun tipo di misura. Comunque, a forzare una risposta su basi analitiche, due chilometri dalla costa potrebbe essere una misura accettabile per disegnare un segmento che unisca le due estremità della linea nera.

I centri urbani con i loro edifici in zona nera costituiscono un serio freno al dilagare dei flussi piroclastici? Un po’ di anni fa c’era chi proponeva una sorta di muraglia cinese per difendere le popolazioni dalle nubi ardenti…

Non mi pronuncio neanche sull’idea originale, ma poco convincente della “muraglia cinese”. Per quanto riguarda la linea dell’edificato invece, dico solo che gli studi fatti nelle aree archeologiche colpite dall’eruzione di Pompei, hanno evidenziato che i flussi, soprattutto quelli più diluiti, interagiscono localmente con la struttura urbana, ma poi il sistema di trasporto della corrente (che può essere spessa anche fino a 200 metri), passa la città indisturbata ancora per chilometri (Gurioli et al. 2005 ; 2007 e Zanella et al. 2007)

– Il limite della black line lo possiamo definire garantista rispetto a quali tipologie eruttive e a quali fenomeni?

La line nera non era assolutamente stata pensata come un limite di rischio. Se io dovessi tracciare un qualcosa, innanzitutto disegnerei una fascia nera piuttosto che una linea. Poi, questo nero é un segmento tracciato e basato su limiti di depositi, e quindi rappresenta un valore minimo di riferimento. Noi non sappiamo con il passare del tempo quello che é stato perso in termini di materiali in sito, e logicamente non abbiamo informazione di quello che si è perso senza lasciare tracce. In questa carta poi, non c’é alcuna indicazione delle aree che potrebbero essere interessate dalla parte più diluita della corrente, che noi chiamiamo ash cloud. Quindi, per me la linea nera non dovrebbe essere utilizzata in termini di tutela, o comunque dovrebbe essere utilizzata come un limite minimo di riferimento. Per tracciare una carta di pericolosità utile per la prevenzione, occorre fare un lavoro più ponderato e finalizzato, ma non era questo lo scopo della pubblicazione. Teniamo presente inoltre, che questa carta deve essere completata con altri elementi di studio che riguardano ad esempio i depositi di caduta, dei quali noi non facciamo alcun cenno nell’articolo scientifico.

– Al di là della black line, nel senso opposto al Vesuvio, cosa è lecito attendersi nel caso dovesse verificarsi un’eruzione sub pliniana del tipo 1631?

Questa é una domanda alla quale non saprei rispondere. Noi sappiamo che i flussi piroclastici del 1631 sono stati delimitati dalla barriera del Somma, ciononostante sono state trovate delle ceneri oltre l’orlo calderico. Dato che le ceneri hanno lasciato uno spessore irrisorio e una dispersione limitata, non sono state prese in esame in questa carta, ma la loro presenza é sufficiente per affermare che porzioni più diluite dei flussi sono andate anche oltre il rilievo del Somma.

Vesuvio

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Articolo di Raffaele Laricchia


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