Vulcanetti a Fiumicino : effettuate le analisi, ora è emergenza geologica

Vulcani di fango : analisi effettuate da ricercatori dell’Università della Sapienza. Ora è emergenza CO2. Vediamo le ultimissime.

Vulcani di fango/ Inizialmente il fenomeno era diventato quasi un’attrazione per turisti e abitanti della zona, ma nelle ultime ore la situazione a Fiumicino relativa ai vulcani di fango sta suscitando qualche preoccupazione, soprattutto dopo le ultime analisi effettuate.
Dopo gli ultimi rilievi effettuati da un gruppo di ricercatori dell’Università della Sapienza e del reparto di geochimica dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) sui vulcanetti presenti sulla rotonda di Via Coccia di Morto e quello ben più esteso presente in mare, il fenomeno si è trasformato in un’emergenza geologica da tenere sotto controllo perché potrebbe comportare rischi per la popolazione residente nei dintorni, non per la nascita di un nuovo vulcano, ma per l’abbondante risalita di anidride carbonica.

Fiumicino - vulcano erutta gas in mare

Fiumicino – vulcanetto erutta gas in mare

Maria Luisa Carapezza, vulcanologa dell’unità di geochimica dell’INGV, è intervenuta sulla questione :  “Abbiamo misurato flussi di anidride carbonica di circa 20 tonnellate al giorno che tendono a espandersi dalla rotonda stradale di via Coccia di Morto, l’area in cui sono manifestati il 24 agosto scorso, fin nei terreni circostanti, entro un raggio che ha raggiunto i cento metri dal punto di emissione originario”. Ricordiamo che l’anidride carbonica è normalmente presenta nell’aria, con percentuali molto basse (0.04%) non comportando conseguenze sull’uomo, ma se questa percentuale supera il 5% il rischio per l’uomo aumenta sensibilmente dato che viene impedita l’ossigenazione del sangue. Per questo tutta la zona interessata dai flussi di gas è stata recintata e sottoposta a un controllo stretto da parte degli studiosi, i quali non nascondono che, se la bolla di gas dovesse continuare a espandersi verso l’abitato, si dovrebbe ricorrere allo sgombero delle case più direttamente minacciate.

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La mano dell’uomo dietro la nascita dei vulcanetti? La ricercatrice Carapezza prosegue, intervenendo sulla possibile causa iniziale della nascita dei vulcanetti : “Si è potuto accertare che il vulcanetto si è formato subito dopo una trivellazione effettuata nella zona da un’azienda che stava realizzando una rete elettrica per la quale era necessaria una presa di terra molto profonda. Le trivelle si sono spinte fino a 30 metri, oltrepassando lo strato argilloso, fino a raggiungere le sacche di anidride carbonica ad alta pressione, che è schizzata in alto assieme ad acqua sotterranea e fango. Ora, poiché l’alimentazione del gas profondo è persistente, l’unico rimedio sembra quello di intervenire iniettando nel terreno uno speciale cemento sigillante chiamato gas block, a cui si ricorre in casi del genere“. La Carapezza ricorda che non è la prima volta che gli interventi dell’uomo in quest’area hanno scatenato emergenze geologiche.

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Articolo di Raffaele Laricchia


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