Allarme frutta e verdura avvelenate in Italia: “intere generazioni a rischio”

Nelle ultime settimane sono emersi dati raccapriccianti e drammatici nell’ambito dello sfruttamento illegale di terreni agricoli (discariche abusive e rifiuti). Pensate che quasi 1 immobile su 4 fra quelli confiscati alla criminalità organizzata e alle associazioni mafiose, risulta essere proprio un terreno agricolo, stando al rapporto ufficiale “Agromafie” sui crimini agroalimentari in Italia elaborato dalla coldiretti.

Che le organizzazioni criminali avessero incentrato il loro business su questo settore era risaputo ma probabilmente non si pensava ad effetti e conseguenze del genere. Osservando la distribuzione regionale delle aziende confiscate emerge il netto primato della Sicilia (45 imprese), seguita dalla Calabria (25) e dalla Campania (24). Quest’ultima detiene invece il record negativo per la maggior percentuale di siti inquinati rispetto alla superficie totale.

Le imprese criminali controllano molti terreni destinati alla produzione di cibo e li utilizzano come vere e proprie discariche puntando sulla gestione e sul traffico dei rifiuti illegali. I campi vengono naturalmente contaminati anche in maniera irreversibile e ne conseguono danni ingenti per l’ambiente, per l’aria che respiriamo e per la nostra salute, poichè per coprire gli sporchi affari si continua la coltivazione di ortaggi, frutta e altri prodotti poi destinate alle nostre tavole.

Allarme frutta e verdura avvelenate in Italia: "intere generazioni a rischio"

Allarme frutta e verdura avvelenate in Italia: “intere generazioni a rischio”

L’ultima emergenza e’ scoppiata nella Terra dei Fuochi, l’area campana tra le province di Napoli e Caserta. Una situazione rispetto alla quale – sottolinea la Coldiretti – occorre fare immediatamente chiarezza con la mappatura dei siti realmente inquinati. Gli agricoltori sono pronti a chiedere il risarcimento danni per il pesante danno economico e di immagine che sta colpendo le aziende. Ma la contaminazione dei suoli e’ un problema che interessa ormai l’intero Paese – continua la Coldiretti – con ben 725.000 ettari di aree gravemente inquinate, una superficie grande poco meno del Friuli Venezia Giulia.

Secondo le parole di alcuni pentiti di clan mafiosi immischiati in tali affari, certamente voci non autorevoli ma purtroppo non così infondate, sarebbero intere generazioni del Centro-Sud Italia a rischio perchè in zone contaminate, soprattutto nell’area campana (dove ultimi rilievi hanno palesato la presenza di piombo, cadmio e manganese negli alimenti) ma anche in Puglia, Lucania e nelle altre regioni. Grandi quantità di frutta, verdura e altri prodotti agricoli sono state contaminate negli anni: ora le autorità competenti stanno cercando di portare piu’ chiarezza anche per scongiurare malattie e morti che a detta di molti sono già segnate. Intanto la gente ha paura e sempre piu’ persone preferiscono fare a meno del fruttivendolo, soprattutto non sapendo da dove realmente derivino i prodotti.


Articolo di Francesco Ladisa

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