Ragazza gravemente malata difende i test sugli animali : incredibile reazione degli animalisti su Facebook

Episodio che ha dell’incredibile quello accaduto negli ultimi giorni sul Social Network più famoso del mondo. Una ragazza italiana di 25 anni gravemente malata ha pubblicato su Facebook una foto nella quale affermava di essere a favore della ricerca scientifica che include gli esperimenti sugli animali, al fine di migliorare, scoprire, perfezionare le cure sull’uomo. La reazione che questa frase ha scatenato a raggiunto proporzioni immense, tanto da creare una discussione ricca di insulti, e commenti a dir poco raccapriccianti.
La ragazza si chiama Caterina Simonsen, studentessa di Padova, ed è ricoverata a causa di 4 malattie rare (immunodeficienza primaria, deficit di proteina C e proteina S, deficit di alfa-1 antitripsina, neuropatia dei nervi frenici).
La venticinquenne è stata attaccata con insulti e auguri di morte dagli estremisti animalisti, dopo il post di Facebook a favore dei test medici sugli animali. Senza i quali, spiega la ragazza, iscritta alla facoltà di Veterinaria a Bologna, lei sarebbe morta all’età di 9 anni.

La risposta che le è giunta dagli animalisti è stata feroce e spietata: “per me puoi morire pure domani, Non sacrificherei nemmeno il mio pesce rosso per te”. “Magari fosse morta a 9 anni, un essere vivente di m…in meno e più animali su questo pianeta”. In tutto 30 auguri di morte e oltre 500 offese di vario tipo, che Caterina ha raccolto e messo insieme, con tanto di firme, e consegnato con una denuncia alla Polizia Postale.

“Io esisto. No a Stamina, si’ al metodo scientifico anche se momentaneamente abbiamo bisogno della sperimentazione animale”, aveva scritto Caterina sul social network in occasione della raccolta fondi Telethon. Questa volta invece è entrata nel mirino degli animalisti, e delle frange più becere tra quelle che si battono per il rifiuto dei test di laboratorio sugli animali. Tutto è iniziato quando ha pubblicato su Fb il 21 dicembre una foto che la ritrae con il respiratore sulla bocca e un foglio in mano: “Io, Caterina S. Ho 25 anni grazie alla vera ricerca, che include la sperimentazione animale. Senza la ricerca sarei morta a 9 anni. Mi avete regalato un futuro”.

Da lì si è aperta la valanga di insulti e minacce. La studentessa di veterinaria ha contro replicato, postando un altro video, nel quale si ritrae seduta sul proprio letto attorniata da tutte le medicine che è costretta ad assumere quotidianamente per non finire in ospedale. “Metto ‘a nudo’ la mia realtà – ha spiegato agli animalisti che la attaccavano -, perché voi capiate che l’unica mia ‘colpa’ in tutto ciò sia stata ‘curarmi’ senza uccidere nessuno direttamente”.

“Il mio obiettivo – ha spiegato la ragazza – è laurearmi e salvare gli animali. Ma devo dire che ancora oggi la sperimentazione animale in Italia è necessaria e obbligata, fino a che non ci sarà un metodo alternativo valido”. “Per quanto riguarda i farmaci, nella fase pre-clinica, cioè prima della sperimentazione sull’uomo – ha proseguito – devono essere sperimentati sugli animali, il che non è una cattiveria, perché anche gli animali hanno a loro volta bisogno di quei farmaci per guarire”.

 

 


Articolo di Raffaele Laricchia

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