INGV : tensione sismica sull’Appennino. Sono oltre 1250 le scosse a Gubbio. Ecco la pericolosità sismica

INGV : eloquente il resoconto dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Sono oltre 1250 le scosse a Gubbio dal 22 Dicembre.

INGV/ Una sequenza sismica significativa sta interessando l’area di Gubbio, nel perugino, in corrispondenza dell’Appennino centrale da diversi mesi, ma proprio nelle ultime settimane gli esperti dell’INGV, come anche gli abitanti del perugino, stanno osservando una crescita costante degli episodi sismici. Riportiamo un estratto del documento ufficiale dell’INGV, diffuso Mercoledi 8 Gennaio 2013 e redatto da Carlo Meletti, ricercatore dell’INGV-Pisa, disponibile anche al seguente indirizzo.

Continua la sequenza sismica che sta interessando l’area di Gubbio. In particolare dal 22 dicembre (data dell’ultimo aggiornamento), sono stati più di 1250 i terremoti che si sono verificati nell’area, la maggior parte di essi hanno avuto magnitudo minore di 3.0. Gli eventi con magnitudo compresa tra 3.0 e 4.0, oltre quelli del 22 dicembre (Ml3.6 delle ore 02:37 italiane e Ml4.0 delle ore 11.06), sono 7; l’ultimo di magnitudo Ml3.1 si è verificato oggi, 8 gennaio 2014, alle ore 14.04.

L’Umbria settentrionale è interessata da un’attività sismica molto frequente da alcuni anni. Anche il 22 dicembre si è verificato un terremoto di magnitudo 4.0. Volendo capire le caratteristiche della sismicità di questa area, bisogna cominciare a guardare la sismicità storica, vale a dire tutte le informazioni sui terremoti del passato che sono giunte fino a noi e che sono raccolte nel catalogo dei terremoti. L’ultimo catalogo aggiornato rilasciato per l’Italia si chiama Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani (CPTI11) ed è accessibile e consultabile a questo indirizzo: http://emidius.mi.ingv.it/CPTI11/. Esso riporta i dati (essenzialmente localizzazione, intensità massima e magnitudo, per quanto quasi sempre stimata dal dato di intensità) di oltre 3100 terremoti a partire dall’anno 1000.

La figura che segue riporta i terremoti contenuti nel catalogo per l’area eugubina. Ogni quadrato rappresenta un epicentro e il colore la magnitudo. Per i terremoti più forti è riportata anche la data.

Distribuzione dei terremoti del catalogo CPTI11 nell’Umbria settentrionale. I colori rappresentano la magnitudo Mw. I pallini blu sono invece i terremoti di magnitudo maggiore o uguale a 3 avvenuti nel 2013 e 2014 (aggiornati a oggi, 8 gennaio 2014 alle ore 11.00).

 

Si nota un numero di eventi rilevante, con magnitudo massime di 6.4 per i terremoti del 1352 e del 1781 e di 6.2 per il 1751. I terremoti più forti avvenuti nel territorio del comune di Gubbio sono il 1593 e il 1730 (Mw 5.3) e il 1984 (Mw 5.6). Il terremoto del 1730 è peraltro molto mal definito, essendoci solo l’informazione sul risentimento verificatosi a Gubbio (intensità tra il VII e l’VIII grado della scala MCS, Mercalli-Cancani-Sieberg); sia la localizzazione che la magnitudo potrebbero essere quindi rivalutate nel caso di rinvenimento di altre informazioni.

Valori di accelerazione proposti dal modello di pericolosità sismica per l’Italia. I valori sono espressi in termini di g, l’accelerazione di gravità. Le linee spesse gialle e i numeri si riferiscono alle zone sismogenetiche. I pallini blu sono invece i terremoti di magnitudo maggiore o uguale a 3 avvenuti nel 2013 e 2014 (aggiornati a oggi, 8 gennaio 2014 alle ore 11.00).

 

Con pericolosità sismica si intende lo scuotimento atteso in un sito. Essendo prevalentemente un’analisi di tipo probabilistico, si può definire lo scuotimento del suolo atteso in un dato sito con una certa probabilità di accadimento nel prossimo futuro (in genere nei prossimi 30 o 50 anni).

Non si tratta pertanto di previsione dei terremoti che è ancora, in tutto il mondo, un obiettivo lungi dal poter essere raggiunto, né del massimo terremoto possibile in un’area, in quanto il terremoto massimo ha comunque probabilità di verificarsi molto basse.

La mappa mostrata nella figura riporta il valore di picco dell’accelerazione orizzontale che ha una probabilità di verificarsi pari al 10% in 50 anni. Nella figura sono mostrate anche le zone sismogenetiche, vale a dire le aree sismiche, all’interno di ognuna delle quali sono considerate omogenee le caratteristiche della sismicità, in termini di frequenza dei terremoti, massima magnitudo, ecc.

Gran parte del territorio dell’Umbria ricade all’interno della zona numero 919, denominata Appennino Umbro. Al suo interno ricadono i maggiori terremoti dell’Umbria. Il colore rosso corrisponde a valori fino a 0.25 g, tra i più elevati attesi in Italia che al massimo arrivano a poco meno di 0.3 g.

Un’ultima informazione che può essere interessante è la definizione della sismicità della zona sismogenetica 919, come risulta dall’elaborazione del modello di pericolosità sismica. Nella figura che segue si osservano i cosiddetti tassi di sismicità, vale a dire il numero di terremoti attesi per ogni classe di magnitudo; si tratta di valori cumulati, vale a dire che per ogni magnitudo il tasso (in questo caso riferito a 100 anni) definisce il numero di terremoti che hanno magnitudo pari o superiore a quel valore. Dal grafico si evince, per esempio, che i terremoti di magnitudo maggiore o uguale a 5 attesi in 100 anni sono in media poco più di 12, vale a dire 1 terremoto ogni 8 anni circa, mentre la magnitudo massima in tutta la zona 919 è 6.4, per quanto con frequenza di 1 terremoto ogni 300 anni o poco più.

Tassi di sismicità per la zona sismogenetica 919 (Appennino Umbro). Per ogni magnitudo sono riportati i terremoti di quella magnitudo o maggiore attesi in 50 anni.

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Articolo di Raffaele Laricchia

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