FRIULI VENEZIA GIULIA: scoppia allarme inquinamento radioattivo in regione

E’ scattato l’allarme inquinamento radioattivo in Friuli Venezia Giulia nelle ultime giornate. E’ decisamente preoccupante infatti la contaminazione da torio 232, rilevata negli ultimi tempi nella zona del Poligono militare Cellina-Meduna di Cordenons, San Quirino, Vivaro e San Giorgio della Richinvelda, nella provincia di Pordenone. Su tale situazione, ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea l’eurodeputato Andrea Zanoni, molto attento alla delicata emergenza. Ora si attende una risposta dell’Unione europea, che si spera intervenga al piu’ presto per evitare la contaminazione anche di un’area piu’ vasta nella provincia di Pordenone e oltre, ad opera della sostanza tossica-radioattiva.

Si tratta di una questione seria e da non sottovalutare, e a confermarlo vi sono i dati dell’Arpa (agenzia regionale per l’ambiente), diffusi negli ultimi giorni del mese di Dicembre. L’Agenzia ha comunicato i dati delle analisi effettuate al Comando della 132esima Brigata Ariete dell’esercito di Cordenons alla Regione, alla Provincia e alla Prefettura di Pordenone, ai Comuni interessati ed all’Azienda per i servizi sanitari. «Nello specifico – si legge in una nota di , Zanoni – in 4 degli 8 bersagli (carcasse di carri armati utilizzati per l’addestramento a fuoco) analizzati dall’Arpa, è stata riscontrata una presenza di torio 232 notevolmente superiore al livello normalmente presente in natura, avente origine artificiale e presumibilmente collegata alle attività di addestramento militare.

FRIULI VENEZIA GIULIA: scoppia allarme inquinamento radioattivo in regione

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Il Comando della Brigata Ariete, che si occupa dell’area demaniale in questione, a ridosso del Sito d’interesse Comunitario (Sic), aveva già effettuato monitoraggi ambientali e rilevato limiti superiori alla soglia consentita di cadmio, antimonio, piombo, nichel, zinco, rame e vanadio in 3 degli 8 siti utilizzati dai militari per gli addestramenti. Le aree interessate dal campionamento sono state recintate con paletti di ferro e filo spinato per impedire l’accesso a uomini e animali, anche con cartelli di divieto di accesso nel raggio di 300 metri. La zona sarà preclusa ad ulteriori attività di addestramento per evitare incrementi dei valori di soglia.

«Il torio 232 è un metallo radioattivo che emette particelle sei volte più pericolose per la salute umana rispetto a quelle rilasciate dall’uranio impoverito e che raggiunge il massimo della tossicità circa 20-25 anni dopo il suo utilizzo.  Inoltre si rischia di devastare l’area dei “Magredi” tutelata quale Sito d’Interesse Comunitario (Sic) e Zona a Protezione Speciale (Zps) ai sensi delle direttive Habitat 92/43/CEE e Uccelli 2009/147/CE in ragione della grande varietà della flora e della fauna presenti. Sono urgenti approfondite verifiche sulla falda acquifera, visto che si tratta di terreni molto permeabili e i veleni presenti possono essere facilmente veicolati nel sottosuolo e poi direttamente nella falda.». Queste le preoccupanti parole dell’eurodeputato, e intanto i cittadini insorgono, giustamente allarmati.

 


Articolo di Francesco Ladisa

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