Proliferano le meduse: è davvero allarme? Quali i mari italiani piu’ a rischio?

Negli ultimi giorni si stanno diffondendo sempre piu’ notizie di invasioni di meduse nei mari italiani. E naturalmente la gente (specialmente coloro che amano farsi il bagno) reagisce con preoccupazione e ansia. Inoltre spesso si crea del panico infondato che provoca danni economici a strutture e lidi che d’estate “vivono” naturalmente di turismo. Ma c’è davvero da preoccuparsi così tanto? Una risposta l’ha data alla rivista Focus il noto biologo marino dell’Università del Salento Ferdinando Boero, secondo cui non è il caso di alimentare una psicosi collettiva. «Bisogna stare molto attenti a come si divulgano queste notizie. Spargere notizie allarmistiche può portare gravi danni economici a un settore primario come il nostro tursimo balneare», ha affermato l’esperto.

Molto “manipolata” dai media, a giugno, è stata la segnalazione di una grande proliferazione di Pelagia noctiluca nel mare delle Eolie, che ha provocato addirittura l’annullamento delle prenotazioni dei turisti. Spiega Boero: «Le pelagia risalgono dal mare profondo in corrispondenza di questo arcipelago siciliano, si riproducono, e poi, da lì, si disperdono nel resto del Mediterraneo occidentale. Ma le spiegazioni fornite negli articoli di divulgazione sono state tagliate. E “dalle Eolie potrebbe partire l’invasione del Mediterraneo occidentale” siamo arrivati a titoli come “Le Eolie invase dalle meduse”. Resta il fatto comunque che i mari piu’ propensi a questa specie sono quelli occidentali, quindi in primis Ligure e Tirrenico. 

Proliferano le meduse: è davvero allarme? Quali i mari italiani piu’ a rischio?

LA MAXI-MEDUSA. Secondo l’esperto, anche sulle segnalazioni, di questi primi giorni di luglio, di Drymonema dalmatinum si è esagerato. «Sono stati segnalati solo tre esemplari, ma hanno scritto “L’Adriatico invaso da meduse giganti!”. Non è affatto così. Drymonema è la più grande medusa del Mediterraneo, arriva a misurare fino a un metro di diametro, ed è molto urticante. Ma è anche talmente rara, che non mi risulta abbia mai punto qualcuno nei nostri mari», afferma Boero.

Dunque , siamo in un periodo, in effetti, di proliferazione delle meduse, in concomitanza con il naturale riscaldamento delle acque, sempre piu’ miti con l’avvicinarsi del mese di Agosto. Nei prossimi giorni, con l’arrivo di un’ondata di caldo africano, se ne vedranno anche di piu’ probabilmente, ma questo non deve farci cadere nel panico e non deve impedirci di fare il bagno. Con un pò di attenzione, e con la consapevolezza che è opportuno non spingersi troppo lontano dalla riva, non abbiamo da temere particolarmente. Ecco qualche consiglio prezioso per stare piu’ tranquilli.

Approfondimento: cosa fare quando si è punti

Cosa fare quando si è punti?
Stare calmi, respirare normalmente, uscire subito dall’acqua e poi lavarsi la parte colpita con acqua di mare. «Restare in acqua è pericoloso perché si possono avere anche reazioni gravi come lo shock anafilattico» consiglia Mario Aricò, dermatologo presso l’Università di Palermo e primario della divisione di dermatologia all’ospedale Giaccone di Palermo.
Precisa Sacrini: «La prima cosa da fare è lavarsi con acqua di mare e non con acqua dolce perché questa favorirebbe la scarica del veleno delle cnidocisti. L’acqua di mare, invece, è fondamentale per pulire la pelle da parti di medusa rimaste attaccate alla pelle e per diluire la tossina non ancora penetrata».

Rimedi naturali: funzionano? Fa bene applicare sulla parte una pietra (o acqua) calda, strofinare con sabbia calda, lavare con ammoniaca (o urina), aceto o alcool?
Questi rimedi fai da te non solo sono inutili, ma possono anche peggiorare la situazione.
Il calore di una pietra o della sabbia non servono assolutamente perché per annullare le tossine bisognerebbe raggiungere 40-50 gradi. Nemmeno l’ammoniaca e l’urina che la contiene servono: non sono disattivanti della tossina delle meduse e potrebbero ulteriormente infiammare la parte colpita.

Qual è la medicazione da fare?
Per avere un’immediata azione antiprurito e per bloccare la diffusione delle tossine è bene non grattarsi e applicare un gel astringente al cloruro d’alluminio. «Non sono prodotti facili da trovare in commercio – consiglia Arricò -, ma si può far preparare dal farmacista indicando una concentrazione che va dal 3 al 5%». L’ideale è una concentrazione al 5%.
«In commercio c’è un gel (utile anche per le punture di zanzare) che si può applicare più volte al giorno perché non ha controindicazioni.

 


Articolo di Francesco Ladisa

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