Salute / è allarme super-batteri anche in Italia

Dopo l’allarme lanciato dal Governo britannico con terribili previsioni a medio-lungo termine, è allarme super-batteri anche in Italia. Sul problema reale e gravissimo rappresentato dal fenomeno di resistenza di diversi batteri agli antibiotici, sono intervenuti diversi esponenti importanti in Italia nelle ultime ore.

La Società italiana malattie infettive e tropicali (Simit) ha dichiarato che tale fenomeno descrive un “quadro preoccupante”, con un consumo di farmaci “record e in aumento” mentre “sono stimati 5000-7000 decessi annui riconducibili ad infezioni ospedaliere” da germi multiresistenti, con un costo annuo superiore a 100 milioni di euro.

Le infezioni ospedaliere hanno continuato a rappresentare la più frequente ‘complicanza’ ospedaliera e il loro trend, in assenza di programmi di controllo, è in continuo aumento”. E’ stato valutato che in media il 5% dei pazienti ospedalizzati contrae un’infezione durante il ricovero e dal 7% al 9% dei pazienti ricoverati in un certo momento è infetto. Negli Stati Uniti le infezioni ospedaliere allungano in media la degenza di 4 giorni, e contribuiscono a 20-60 mila decessi annui comportando una spesa annua di 2-10 miliardi di dollari.

Tra i fattori più sotto accusa, dunque, l’uso inappropriato di antibiotici. Il largo uso che ne è stato fatto negli ultimi 60 anni in medicina umana, in veterinaria, in zootecnia e persino nell’agricoltura ha esercitato e continua a esercitare una potente azione selettiva nei confronti dei batteri che per sopravvivere sono costretti a mutare, spiegano gli esperti della Simit.

“Un altro fattore importante nella diffusione dell’antibioticoresistenza – aggiunge Massimo Andreoni, presidente della Simit – è rappresentato dalla trasmissione di infezioni sostenute da microrganismi antibioticoresistenti, soprattutto in ambito assistenziale (ospedali, strutture di lungodegenza, eccetera). Secondo gli esperti della Simit, le infezioni ospedaliere sono almeno in parte prevenibili grazie all’adozione di pratiche assistenziali ‘sicure’ “che si sono dimostrate in grado di prevenire o controllare la trasmissione di infezioni, comportando la riduzione del 35% almeno della frequenza di queste complicanze. Per questo motivo – avverte la Simit – le infezioni ospedaliere rappresentano un indicatore della qualità dell’assistenza prestata in ospedale”.


Articolo di Francesco Ladisa


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