Attività sismica ad alta frequenza: centinaia di terremoti negli ultimi giorni

E’ una fase di forte attività sismica che ha visto bruscamente aumentare il numero di terremoti quotidiani negli ultimi giorni. In particolare negli ultimi 3 giorni, periodo in cui si sono registrati oltre 300 terremoti totali. Un numero elevato che è rappresentato in gran parte da scosse di terremoto generatesi lungo la fascia appenninica italiana, che è una delle aree a maggior accelerazione del suolo (indice che descrive la divisione della penisola in diverse zone di pericolosità sismica).

La giornata odierna è stata molto “movimentata”, con 85 terremoti in 24 ore (fra strumentali e scosse > 2°) La maggior parte degli eventi sismici si riconduce allo sciame sismico in atto sull’Appennino tosco-emiliano (zona di Porretta Terme). Qui, stando ai dati giunti dai sismografi dell’INGV durante la giornata odierna sono state registrate altre 13 scosse di terremoto sopra il 2°, tutte di lievi entità ma ben avvertita nell’area epicentrale.

Intanto, in un’intervista a Bolognatoday, l’esperto INGV Beniamino Costantini ha affermato che si tratta di terremoti per niente anomali.Rientrano nella normalità, è l’Italia che non fa prevenzione, siamo un paese sismico e quella zona sismogenetica (le parti della crosta terrestre da cui possono originarsi i terremoti – ndr) è classificata 913, ovvero con media sismicità, la massima magnitudo che si può verificare in Appennino si aggira intorno tra 5 e 6 – in base ai dati storico-statistici – un terremoto che può essere definito normale”

“La catena spinge a causa di una serie di faglie inverse, si ha così la rottura delle rocce, dovuta ai movimenti della tettonica a placche. Tutto deriva dalla collisione del continente Africano con quello europeo. L’Appennino si è formato così, il Tirreno si sta aprendo spingendo così l’Italia verso i Balcani e allontanando la Spagna verso l’Atlantico”

“Arriviamo sempre in emergenza, se a Bologna si verificasse un terremoto come quelli che spesso colpiscono il Giappone – sdrammatizza – rimarrebbe in piedi forse solo la Torre Unipol, anche se San Petronio ha sempre retto bene”.

 
 

 

 

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Articolo di Francesco Ladisa


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