Esperti: catastrofe nepalese evitabile con migliore edilizia. Ora attenzione alla Turchia.

Dopo il devastante terremoto del 25 Aprile scorso in Nepal, a cui sono seguite tante forti scosse di assestamento, si è parlato della possibilità che prevenire in qualche modo la catastrofe. Impossibile, allo stato attuale, prevedere i terremoti e soprattutto prevederli con localizzazione e tempistica precisi.

Per alcuni esperti, come il geologo Kenneth Chang, sarebbe stato possibile, sicuramente, limitare anche notevolmente il disastro in termini di vite umane. Questo perchè il terremoto in Nepal, di tale entità, era facilmente preventivabile. 

L’esperto è arrivato alla conclusione che tutto ciò, da un punto di vista dello spostamento delle placche tettoniche, era inevitabile. Mentre era evitabile il sacrificio di migliaia di nepalesi: servivano edifici adeguati rispetto a un evento sismico di tale violenza.

Gli esperti avevano già lanciato l’allarme su quel che poteva accadere a Katmandu, capitale del Paese asiatico, dove le costruzioni non erano in linea con i migliori standard antisismici. L’organizzazione Geohazards International, infatti, aveva spiegato che in Nepal circa ogni 75 anni si verifica un terremoto di intensità fortissima.

L’ultimo evento tellurico di questa portata è avvenuto nel 1934, 81 anni fa, nel Nepal orientale: il sisma fu di magnitudo 8.1 e provocò la morte di almeno 10mila persone. Secondo le stime di Brian Tucker, presidente di GeoHazards, se quel sisma si fosse verificato con l’attuale densità di popolazione, avrebbe ucciso 40mila persone. L’auspicio è che questa cifra non si riveli reale. Inoltre la città Katmandu e la vallata circostante sono adagiate su un vecchio lago seccatosi nei secoli. Il terreno è perciò particolarmente morbido e “amplifica il moto sismico”, spiegano i sismologi.

L’unica arma di difesa contro i terremoti così forti è l’edilizia sicura. L’ineluttabilità delle scosse può essere affrontata, evitando che gli edifici crollino uccidendo le persone che sono all’interno. Secondo gli studiosi dell’organizzazione statunitense, l’attenzione sulle faglie in movimento si deve concentrare sulla Turchia e quindi sul Mediterraneo orientale.L’epicentro del prossimo grande terremoto sarà a Istanbul o nelle vicinanze”, scrive Kenneth Chang nel suo articolo.


Articolo di Francesco Ladisa


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