La minaccia del Marsili: serve urgentemente un identikit del vulcano

Il Marsili è un grande vulcano sottomarino situato nel Mar Tirreno meridionale, che come più volte vi abbiamo raccontato, rappresenta una potenziale minaccia naturale per il Sud Italia e in particolare le zone costiere di Sicilia, Calabria e Campania.

Secondo le ultime dichiarazioni dell’INGV, Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, c’è bisogno di un identikit del vulcano sottomarino Marsili,per valutare i rischi collegati a un suo eventuale risveglio e al pericolo di tsunami. A scriverlo, sul blog dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), è il vulcanologo Guido Ventura.

Di questo gigante che dorme nel mar Tirreno si sa poco. Per esempio, non si conoscono i tempi di ritorno delle eruzioni: questi vengono infatti calcolati sulla base delle eruzioni avvenute in passato, ma purtroppo per il vulcano Marsili ne sono state documentate soltanto quattro. Le più recenti sono avvenute circa 5.000 e 3.000 anni fa: ”sono stati eventi a basso indice di esplosività – osserva Ventura – avvenuti nel settore centrale dell’edificio a circa 850 metri di profondità”. La difficoltà nel documentare le eruzioni sottomarine deriva dal fatto che, poichè queste avvengono ad una profondità comprese fra 500 e 1000 metri, gli unici segnali rilevabili in superficie sarebbero l’acqua che bolle e il galleggiamento di materiale vulcanico.

Per quanto riguarda eventuali frane sui lati del vulcano e a possibili tsunami associati, prosegue l’esperto, i dati a disposizione non consentono di fornire stime, ma si può dire che ”il collasso laterale di vulcani sommersi, qualora si verifichi, non è detto che produca tsunami”. Anche se nei documenti geologici degli tsunami sulle coste tirreniche non vi sono evidenze di onde anomale ricollegabili a collassi laterali del Marsili, ”non è detto – avverte – che nel futuro questi non si possano verificare, e quindi una valutazione della stabilità del vulcano deve essere fatta raccogliendo più dati anche sull’attività sismica e deformativa del vulcano”. Per Ventura, è perciò ”assolutamente prioritario”: stimare la stabilità dei versanti del vulcano. Uno studio che va fatto naturalmente il più presto possibile, per diminuire eventuali rischi legati ad un’eruzione dell’enorme edificio vulcanico che giace sott’acqua.

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Articolo di Francesco Ladisa


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