Febbre del Nilo: allarme per diversi casi registrati al Nord Italia

C’è apprensione per alcuni casi di “Febbre del Nilo“, registrati al Nord Italia. Il cosiddetto “Virus del Nilo occidentale”, è stato riscontrato negli ultimi giorni a due persone nel lodigiano.

I due pazienti sono ricoverati nel reparto di malattie infettive e tropicali dell’ospedale di Sant’Angelo Lodigiano. Le due persone hanno accusato stato confusionale e febbre alta. I casi sono stati determinati da punture di comuni zanzare: le “culex pipiens”.

Altri casi, intanto, si sono verificati sempre in Pianura Padana, tra Pavia, Cremona e Mantova. Uno accertato a seguito delle analisi effettuate, nel mantovano. I consigli a chi venisse punto dalle zanzare è di tenere sotto controllo eventuali malesseri che si presentano nel giro di breve e che nei casi più lievi, la maggior parte, fanno pensare a un’influenza che si risolve in una settimana. Ma ci sono evoluzioni della malattia che possono arrivare anche a encefalite, coma e decesso del paziente.

Rimangono gravi le condizioni dei primi due infettati. Entrambi sopra gli 80 anni, sono arrivati in pronto soccorso a Lodi, poi destinati a Sant’Angelo Lodigiano, il 10 Agosto scorso in condizioni estremamente critiche tanto da essere entrambi destinati, inizialmente, al reparto di Rianimazione. Entrambi accompagnati dai familiari, avevano già raggiunto lo stadio dell’encefalite: erano confusi tanto da non riuscire a capire quanto gli veniva detto e facevano fatica a muoversi, avevano un fortissimo mal di testa e febbre alta. Racconta Marco Tinelli, primario dell’Unità operativa Infettivi all’ospedale di Sant’Angelo Lodigiano oltre che consigliere nazionale della Società italiana di malattie infettive: «Quando li abbiamo visitati, al momento, in prima battuta, abbiamo pensato che si trattasse di meningite data la gravità dei sintomi. Immediata è scattata l’urgenza di effettuare un test di biologia molecolare. Il risultato non ci ha lasciato dubbi: in entrambi i liquidi analizzati abbiamo riscontrato chiara la presenza del virus del Nilo, subito segnalata a Asl, Regione e Ministero».

Del resto, ce lo dice anche il monitoraggio costante dell’ European Centre for Disease and Control di Stoccolma: la via del Po, tra le zone in cui le zanzare sono molto più numerose che in altri luoghi del Belpaese, è tra quelle più a rischio per questo tipo di sindromi. Basti pensare che lo stesso centro ci dice che quest’anno, dal primo Gennaio al 20 Agosto, in tutta Europa i casi di questa malattia sono stati in tutto 15, 6 dei quali, però, concentratissimi, lungo la zona del Po: con 2 casi a Reggio Emilia, 1 a Parma, 1 a Cremona e 2 a Lodi.

Cosa fare allora per proteggersi dalle zanzare e da questo pericoloso virus? 

Alcuni consigli:

– rimuovere con frequenza ogni raccolta di acqua permanente da sottovasi, bidoni, ciotole per animali, teli e quanto altro. L’acqua va gettata nel terreno, dove le larve moriranno, e non nei tombini, dove invece sopravvivono fino a diventare zanzare adulte
– consigliabile trattare ogni 20 giorni con prodotti antilarvali tombini e caditoie di grondaia.
– all’interno degli edifici il metodo più efficace è l’utilizzo di zanzariere, a maglie strette, applicate a porte-finestre e finestre, ma anche direttamente sul letto; in alternativa, è possibile utilizzare, sempre con le finestre aperte, zampironi o apparecchi elettroemanatori di insetticidi liquidi o a piastrine.
– nei luoghi all’aperto dovrebbero essere indossati indumenti di colore chiaro – quelli scuri o colorati sono più attrattivi per gli insetti – che coprano il più possibile (con maniche lunghe e pantaloni lunghi).
– vanno evitati i profumi, le creme e i dopobarba in quanto attraggono gli insetti.
– Un buon livello di protezione è assicurato dall’uso di repellenti cutanei per uso topico (direttamente sulla pelle). Le sostanze repellenti applicate sulla cute ostacolano, infatti, il raggiungimento della pelle da parte della zanzara, impedendo ai sensori delle zanzare di intercettare i vasi sanguigni.
– questi prodotti vanno applicati sulla cute scoperta, compreso il cuoio capelluto. Occorre ripetere il trattamento dato che i prodotti evaporano rapidamente e vengono eliminati con la sudorazione.
– nell’uso di questi prodotti bisogna seguire scrupolosamente le indicazioni riportate sulla confezione e va adottata grande cautela con i bambini o su pelli sensibili. I repellenti non vanno applicati sulle mucose (labbra, bocca), sugli occhi, sulla cute abrasa; possono essere invece spruzzati sui vestiti per aumentarne l’effetto protettivo.

 

Il virus del Nilo occidentale (noto anche con la denominazione inglese West Nile Virus, WNV) è un flaviviridae del genere Flavivirus (di cui fanno parte anche il virus della febbre gialla, il virus dell’encefalite di Saint-Louis, il virus dell’encefalite di Murray Valley e il virus dell’encefalite giapponese). Il suo nome viene dal distretto di West Nile in Uganda, dove è stato isolato per la prima volta nel 1937 in una donna che soffriva di una febbre particolarmente alta. In seguito è stato trovato negli uomini, negli uccelli e nei moscerini in Egitto negli anni cinquanta, diffondendosi infine anche in altri Paesi. Dopo aver fatto la sua comparsa in Europa in anni più recenti il virus è apparso negli Stati Uniti d’America, dove la prima epidemia è stata dichiarata nello stato di New York nel 1999. Il WNV è ormai diffuso a livello mondiale, e dagli Stati Uniti si è ormai esteso al Canada e, verso sud, nelle isole Caraibiche e nell’America Latina. Ad oggi il virus del Nilo occidentale deve essere ormai considerato un patogeno endemico in Africa, Asia, Australia, Medio Oriente,Europa e negli Stati Uniti. Nel 2012 si è verificata una delle e peggiori epidemie virali, nel corso della quale sono morte 286 persone negli Stati Uniti, con lo stato del Texas che è risultato particolarmente interessato dall’infezione virale.Sempre nel 2012 in Italia è stato identificato un nuovo ceppo del virus. Il virus colpisce sia gli animali, in particolare i cavalli, sia gli esseri umani. All’apice del focolaio epidemico del 2002, sono stati registrati 15.000 casi solo nei cavalli. Nel 2008 un focolaio endemico in Italia ha determinato casi sia nelle persone sia nei cavalli. Sono stati riportati casi di infezione in 77 cavalli e due persone. Approssimativamente circa l’80% delle infezioni da West Nile virus, nell’essere umano, decorrono a livello subclinico, ovvero non causano sintomi evidenti. Il periodo di incubazione è tipicamente compreso tra 2 e 15 giorni. Nel caso, invece, si verifichi una sintomatologia, questa è generalmente dominata dalla febbre, e da qui il nome di febbre del Nilo occidentale. Raramente oltre alla febbre possono comparire alcune gravi complicazioni neurologiche, quali meningite e encefalite.


Articolo di Francesco Ladisa


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