Allarme smog: situazione grave in molte città, Milano oltre il doppio del valore limite di pm10

Il lunghissimo stazionare dell’alta pressione sull’Italia, con nebbie, nubi basse e assenza di vento, sta rendendo critica la situazione smog, in Pianura Padana (e non solo), in particolare nelle aree urbane più grandi.

I dati diffusi dall’Arpa in questi giorni certificano condizioni di “salute” dell’aria davvero pessime. Critica la situazione a Milano, dove la gente è costretta a respirare aria malsana e ne accusano soprattutto le persone più esposte ed allergiche. Nel capoluogo lombardo, ieri è stato il 23esimo giorno consecutivo di superamento dei limiti del Pm10, le cosiddette polveri sottili, oltre la soglia giornaliera dal 24 novembre scorso.

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“Le particelle inquinanti restano per giorni nell’aria, è un problema di bacino più che di singola città: si tratta di un tipo di inquinante che ha tempi di residenza molto lunghi in atmosfera”, spiega Matteo Lazzarini del Centro regionale di monitoraggio della qualità dell’aria di Arpa Lombardia. “Quattordici anni fa si partiva come numero di superamenti di 153, quest’anno al 16 dicembre è stato superato l’89esimo. I giorni massimi di sforamento ammessi sono 35 all’anno, limite che non è mai stato rispettato a Milano e nei capoluoghi della Pianura Padana. Diversa è la situazione delle stazioni alpine e pre alpine, come Varese città, dove le condizioni meteo sono diverse dalla pianura” ha affermato Lazzarini.

Ormai da oltre tre settimane l’inquinamento è alla stelle: a Milano ieri in zona città Studi le centraline dell’Arpa hanno fatto registrare una concentrazione media di Pm10 di 110 microgrammi per metro cubo, oltre il doppio del valore limite di 50 microgrammi. Pm10 alle stelle anche a Monza, con 104 microgrammi per metro cubo registrati dalla centralina Machiavelli, e a Pavia Minerva, con 106 microgrammi al metro cubo. Polveri sottili alle stelle anche al Centro, specie nel Lazio. A Roma, ma anche a Frosinone dove il limite di Pm10 è stato superato addirittura oltre 100 volte (un dato preoccupante per il capoluogo che ha portato l’amministrazione comunale a programmare altre tre domeniche senza auto e targhe alterne per circa tre mesi: dall’8 gennaio al 28 marzo 2016.). Superata la soglia limite anche a Napoli.

“La sequenza persiste e non si deve abbassare la guardia – dice il responsabile della sezione Qualità dell’aria di Arpa, Guido Lanzani – ma bisogna considerare che quest’anno sono caduti 110 millimetri di pioggia contro i 500 dell’anno scorso e una media di 300 degli ultimi vent’anni”.

Ma come si forma il Pm10? A Milano nel 2015 il principale responsabile, per il 44 per cento del totale, resta il traffico, in particolare i motori diesel e l’usura di freni e pneumatici mentre solo il 25 per cento è un effetto dei fumi prodotti dai riscaldamenti. Una situazione che si ribalta man mano che si estende il raggio fuori dalle grandi città e lo si allarga a tutta la Regione. In Lombardia difatti è il riscaldamento la principale fonte diretta di Pm10. E la colpa qui è tutta di caminetti e stufe che, nonostante la Regione vieti l’utilizzo di quelli più vecchi, sono ancora molto diffusi nell’uso domestico. In più, c’è anche il Pm10 che si crea in atmosfera: “I responsabili in questo caso sono gli ossidi di azoto prodotti dal traffico e l’ammoniaca che deriva dai processi agricoli – dice Lanzani – a queste componenti vanno sommate le polveri dai processi industriali, il quadro è vario”.


Articolo di Francesco Ladisa


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