Referendum 17 Aprile 2016 per votare SI o NO alle trivellazioni. Informiamoci

Domenica 17 Aprile si terrà il referendum che deciderà il futuro sulle trivellazioni nei nostri mari con l’obiettivo di accedere a beni come gas e petrolio posti al di sotto del fondale marino. Gli italiani dovranno decidere fra il ” SI “ e il ” NO “ per approvare o meno il proseguimento delle trivellazioni in mare. Ma perchè è utile andare a votare? E soprattutto, perchè votare SI?
Di seguito vi elencheremo informazioni utili che tutti dovremo conoscere prima di esprimere il nostro voto.

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Cosa andiamo a votare?

Gli elettori dovranno decidere se i permessi per estrarre gas e petrolio in mare entro 20 chilometri da terra, debbano durare fino all’esaurimento del giacimento, come avviene attualmente, oppure fino al termine della concessione. In pratica, se dovesse vincere il SI  le piattaforme piazzate attualmente in mare a meno di 12 miglia dalla costa verranno smantellate una volta scaduta la concessione, senza poter sfruttare completamente il gas o il petrolio nascosti sotto i fondali. Se si votasse NO l’estrazione dei beni del sottosuolo marino proseguiranno ancora sino all’esaurimento degli stessi, provocando danni ambientali ancor più gravi.
Al momento nei mari italiani ci sono 135 piattaforme e teste di pozzo, di cui la maggiorparte poste nel mar Adriatico. Di queste, 92 ricadono dentro i 20 km entro la costa : sono quelle a rischio con il referendum, quindi la maggioranza. Le restanti piattaforme sono poste oltre i 20 km e su queste non si potrà far nulla.

Cosa sono le trivelle?

La trivellazione è una perforazione eseguita in profondità nel sottosuolo per la ricerca ( in questo specifico caso) di giacimenti petroliferi e di gas. Eseguire queste trivellazioni in mare tuttavia produce un impatto ambientale non di poco conto. Le piattaforme che vengono costruite in mare deturpano il paesaggio rilasciando sostanze chimiche pericolose in mare con un grave impatto specie sugli esseri viventi che lo popolano.

Perchè è pericoloso estrarre gas e petrolio?

L’estrazione di materiali è un’attività che inquina, ovunque venga fatta. In mare l’inquinamento si accentua ancor di più dato che le varie sostanze possono espandersi molto più facilmente e raggiungere ogni angolo del bacino. Per le varie fasi della lavorazione dei gas e del petrolio, a cominciare proprio dall’estrazione sino alla raffinazione, si ottiene la liberazione di sostanze altamente tossiche e cancerogene tra cui il cobalto e il molibdeno. Dalla combustione inoltre vengono emessi altri inquinanti cancerogeni come benzene, formaldeide e idrocarburi policiclici. Gli inquinanti raggiungerebbero facilmente le coste italiane producendo un impatto ambientale/economico devastante.

Il nostro futuro energetico dipenderà sempre dall’estero

L’Italia dipende da sempre sulle importazioni di gas e petrolio da Paesi esteri e la situazione non cambierebbe anche qualora si cominciasse l’estrazione nei giacimenti marini del Mediterraneo. Le risorse rinvenute sarebbero decisamente poche e insufficenti per soddisfare il fabbisogno energetico nazionale.

 


Articolo di Raffaele Laricchia


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