Nuove scoperte sulla Luna: individuati 222 nuovi crateri

Uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature sul nostro satellite ha messo in luce la presenza di nuovi numerosi crateri sulla superficie lunare.

Grazie ai dati della Narrow Angle Camera, a bordo della sonda Lunar Reconnaissance Orbiter NASA, è stato possibile effettuare osservazioni comparate mettendo a confronto immagini riprese in differenti momenti della superficie della Luna, con particolare osservazione proprio dei crateri che la compongono. Lo scopo è quello di stabilire l’odierno tasso di formazione dei crateri stessi, e quali altri mutamenti avvengano attualmente sugli strati superficiali del suolo del nostro satellite.

L’impatto di comete, asteroidi, o di frammenti residui di entrambi, formano e alterano la regolite, quello strato di materiale sciolto e di granulometria eterogenea, e le altre superfici rocciose della Luna. La numerosità dei crateri da impatto e il loro aumento nel tempo sono dati fondamentali per stabilire l’età relativa delle rocce delle unità geologiche. Il conteggio dei crateri e la misurazione radiometrica dell’età dei campioni raccolti forniscono i limiti da cui ricavare modelli assoluti che servano a datare le rocce non campionate, sulla Luna come nel resto degli oggetti celesti presenti nel Sistema solare.

Grazie alle osservazioni comparate fatte mettendo a confronto immagini riprese in differenti momenti della superficie lunare dalla NAC del Lunar Reconnaissance Orbiter è stato possibile definire l’attuale tasso di formazione dei crateri da impatto, studiare nel dettaglio i getti provocati dagli impatti e identificare un processo secondario provocato dagli impatti, che va a interagire con lo strato di regolite.

Attraverso queste nuove osservazioni, sono stati individutati ben 222 crateri. Delle voragini da impatto con diametro pari almeno a 10 metri che hanno dimostrato come il tasso di formazione dei crateri sia del 22% maggiore rispetto alla predizione dei modelli. Sono state inoltre identificate zone con una grande riflettanza associate ai nuovi crateri, che i ricercatori hanno interpretato come prova di un processo legato al sollevamento di polveri. E a quanto pare anche la regolite subisce gli effetti di questo processo: la turbolenza indotta sarebbe addirittura 100 volte maggiore del previsto.

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Articolo di Francesco Ladisa


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