Tecnologia e web: grande attacco Hacker a famosi siti internet

Un colossale attacco hacker è stato compiuto nella mattinata odierna ai danni di molti siti web e piattoaforme popolari, utilizzati da milioni di utenti della Costa orientale degli USA.

L’attacco è stato effettuato sicuramente da informatici esperti, ai danni del provider DNS Dyn. Tra i siti oscurati Twitter, Spotify, Reddit, PayPal e Yelp (solo alcuni dei servizi colpiti dall’enorme attacco DDoS).

I provider DNS svolgono il ruolo di “guida telefonica” di internet: quando digitiamo l’indirizzo di un sito, o lo clicchiamo da Google, non ci connettiamo direttamente al sito, ma inoltriamo a un server la richiesta di vedere una determinata pagina. Il provider che è stato attaccato questa mattina, Dyn, svolge questo servizio per tanti siti online, tra cui quelli già citati, che hanno quindi riscontrato problematiche comuni.

Anche se ad essere colpita è stata l’East coast americana potrebbero esserci state ripercussioni a livello globale. Stando a quanto riporta lo stesso sito del provider Dyn, l’attacco è iniziato alle 12.10 (ora italiana), quando “abbiamo iniziato a monitorare e rispondere a un attacco DDoS contro la nostra infrastruttura DNS”. Il primo aggiornamento, attorno alle 14, confermava come l’intera costa est degli Stati Uniti fosse stata presa di mira. Infine, alle 14.36, il sito informava che “i servizi sono stati riportati alla normalità”. Nonostante le dichiarazioni, però, sono ancora parecchi gli utenti internet che lamentano difficoltà: probabilmente ci vorrà ancora un po’ di tempo perché gli effetti dell’attacco vengano completamente eliminati.

 L’attacco hacker di quest’oggi segue di circa un mese uno ancor più grave, considerato da molti il più grande DDoS della storia del web (avvenuto il 20 Settembre). Ancora poco chiara la mano del gesto: l’esperto di cybersicurezza Brian Krebs ha sostenuto che si possa trattare di una vendetta, facendo notare come il direttore del reparto analisi di Dyn, Doug Madory, avesse collaborato con lui in un’indagine che ha messo in luce i rapporti opachi tra alcune società che forniscono strumenti per difendersi dagli attacchi DDoS e gli stessi cybercriminali che li portano a compimento.

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Articolo di Francesco Ladisa


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