Meningite: nuovi casi in Italia, ecco consigli e modi per prevenire la malattia

Aumentano i casi di meningite in Italia e aumenta la paura soprattutto nelle regioni in cui si stanno registrando casi e decessi.

Gli ultimi due, negli ultimi giorni, sono quelli di un bambino di 22 mesi morto a Firenze, ed un 18 enne deceduto nel napoletano. Resta in condizioni critiche e in prognosi riservata anche una donna peruviana di Chiavari (Genova) ricoverata in rianimazione all’ospedale San Martino di Genova per una meningite da meningococco.

La situazione è costantemente monitorata dal Ministero della Salute, che invita caldamente ad effettuare il vaccino a tutti coloro si trovino o si rechino in Toscana, la regione più colpita. Ma gli ultimi casi registrati anche in altre regioni spaventano molto. Tuttavia non bisogna farsi prendere dal terrore ma è opportuno conoscere ciò di cui stiamo parlando.

Vediamo una serie di informazioni e consigli preziosi per fronteggiare la problematica.

Che cos’è la meningite
Si riconoscono fondamentalmente due tipi di meningite: una batterica e una virale. In entrambi i casi si tratta sempre di una grave infiammazione della meninge, il rivestimento del sistema nervoso centrale, collocato nel cervello e nel midollo. Gli esiti possono essere gravi a seguito della diffusione del batterio nel sangue, e addirittura mortali, soprattutto in neonati e in generale per le persone che hanno un sistema immunitario molto debole.

Le meningiti più diffuse da noi sono le batteriche dovute al meningococco di tipo B e di tipo C. Quella che ha predominato quest’anno è la forma batterica causata dal meningococco C e che comprende un ceppo particolarmente aggressivo, caratterizzato da un’incubazione di circa tre/cinque giorni anziché i canonici 10-12.

Come si trasmette la meningite
La meningite si trasmette attraverso starnuti, colpi di tosse, baci e in genere con la saliva. Ma attenzione, il contatto deve essere stretto, perché il batterio all’aria sopravvive pochi minuti. Per questo chi ha frequentato il malato deve informarne il medico se ha avuto un contatto nei 10-15 giorni precedenti all’esordio della malattia.

La vaccinazione contro la meningite
I vaccini disponibili al momento sono diversi e proteggono contro circa il 90 percento delle forme batteriche più frequenti. Ci sono il vaccino contro l’Haemophilus influenzae di tipo B, il vaccino contro lo pneumococco, contro il meningococco B e infine quello contro il meningococco C, cioè la forma che è stata tristemente protagonista quest’anno.

Da sottolineare che il vaccino è efficace anche contro il ceppo particolarmente aggressivo che sta circolando in questo periodo. Infine, è disponibile un vaccino chiamato quadrivalente, che copre contro il meningococco dei tipi A, C, Y e W135.

Chi deve fare la vaccinazione contro la meningite
Sul sito del Ministero della salute sono riportate tutte le indicazioni. In linea generale, comunque, il vaccino è indicato soprattutto per i bambini e gli adolescenti, dato che la fascia d’età in cui c’è maggiore incidenza della meningite è quella tra i 14 e i 25 anni. Nel caso del quadrivalente invece, il vaccino è raccomandato ai viaggiatori che vanno in alcune zone dell’Africa sub-sahariana dove questi batteri, e in particolare il W135, sono endemici, nonché agli studenti che si trasferiscono in un campus universitario anglosassone o statunitense, dove questa vaccinazione è obbligatoria.

In Italia la vaccinazione contro la meningite non è obbligatoria
Nel nostro Pese le vaccinazioni contro la meningite sono tutte raccomandate e non obbligatorie. Certamente però, maggiore è il numero di persone protette e meglio è. La ragione? Si sa per esempio che esistono i portatori sani, ma non è possibile identificarli perché questo richiederebbe un controllo di massa a tutta la popolazione. Con la vaccinazione invece si crea un ampio “ombrello” protettivo.

La vaccinazione è sempre efficace
Come per tutte le vaccinazioni, anche nel caso di questi vaccini può esserci una risposta parziale da parte del sistema immunitario. Dati alla mano, riguarda circa l’1-5% dei vaccinati. Ma attenzione. La protezione c’è comunque. E in caso di malattia questa si manifesta in forma meno pesante rispetto a chi non ha effettuato la vaccinazione.

Le altre regole di prevenzione
Di sicuro, la vaccinazione è l’unica  forma di prevenzione sicura. Vale poi la raccomandazione del Ministero della salute per alcuni comportamenti a rischio. Com’è riportato nella nota, “la frequentazione di locali molto affollati per alcune ore (per esempio discoteche), l’uso di alcol e la abitudine al fumo, durante i periodi con un aumento dei casi di malattia invasiva da meningococco, potrebbe aumentare il rischio di contagio attraverso il contatto ravvicinato con potenziali portatori”.

I sintomi della meningite
A tutte le età si manifesta la cosiddetta triade: febbre che sale oltre i 39 gradi nell’arco di pochi minuti, mal di testa insopportabile, stato di rigidità alla nuca e al collo. In questi casi non bisogna perdere tempo ma correre subito al pronto soccorso.

Nei neonati e nei bambini inoltre lo sguardo è fisso e un po’ opaco, come se non vedesse, e c’è uno stato di sonnolenza continuo, così profondo che spesso non è possibile nemmeno svegliarli. Il piccolo inoltre non vuole essere toccato e ha una reazione esagerata di rifiuto anche nel caso di una leggera carezza sulla manina. Attenzione anche alla comparsa di macchie rosse sul viso e sul corpo: sono grandi quanto una moneta da cinque centesimi e non scompaiono se vengono schiacciate con il polpastrello. Un altro segnale della malattia è la rigidità della schiena, che il piccolo tiene inarcata all’indietro in modo innaturale. Nei neonati inoltre può cambiare forma la fontanella, cioè il punto tenero sulla sommità della testa, che tende a gonfiarsi. Nei più grandicelli invece la nuca è come irrigidita e non si piega.

Fonte parziale: Donnamoderna.com 

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Articolo di Francesco Ladisa


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