Africa equatoriale : “spettacolari” temporali fino a 18 km di altezza, la forza dell’ITCZ

L’arrivo della primavera nell’emisfero boreale segna l’inizio della stagione dei temporali non solo sulla fascia temperata e nel Mediterraneo, ma anche sulle regioni equatoriali.

Lungo la fascia equatoriale l’attività temporalesca è la normalità specie nelle ore pomeridiane e serali quando i constrati termici si fanno decisamente forti e pericolosi, potenzialmente in grado di generare temporali vasti ed estremi. Qui temporali e basse pressioni cariche di piogge sono presenti per gran parte della stagione in quanto essi si sviluppano a ridosso del “fronte di convergenza intertropicale”, noto anche come ITCZ

L’ITCZ è una cinta di basse pressioni che avvolge l’equatore terrestre : queste si formano a causa del perenne riscaldamento dell’aria a partire dai bassi strati e dalla convergenza di umidi e instabili venti provenienti da nord-est e da sud-est : gli Alisei.
Gli Alisei sono venti di direzione e intensità costante che spirano da NE a SO nell’emisfero boreale e da SE a NW nell’emisfero australe : queste due correnti tendono poi a scontrarsi proprio sull’equatore. Questo tipo di ventilazione sempre costante nell’intensità e nella direzione è dovuta principalmente al gradiente barico orizzontale determinato dalla presenza costante di pressione più bassa all’equatore e a pressione più alta nelle due fasce tropicali. A determinare la deviazione dei venti verso ovest è la forza di Coriolis.

Alisei

Convogliando tra di loro, queste correnti calde e umide tendono a salire di quota innescando i moti convettivi e di conseguenza la formazione, tramite condensazione, di alte torri temporalesche ( cumulonembi ). Qui le nubi riescono a raggiungere altezze elevatissime, quasi impensabili ad altre latitudini del pianeta : pochi giorni fa nel bacino del Congo è stato osservato un sistema temporalesco di dimensioni gigantesche con torri temporalesche che raggiungevano i 18 km di altezza, ovvero sino alle porte della stratosfera!
Si tratta di un fenomeno assolutamente normale per queste zone, soprattutto per il bacino del Gongo, dove convergono due venti molto differenti tra di loro : il “monsone di Guinea”, molto umido e instabile, che risale dall’oceano e il vento di “Harmattan”, molto caldo e secco che proviene dal deserto del Sahara ( in pratica si tratta dei due Alisei che però scorrendo su due superfici molto diverse tra di loro generano contrasti differenti rispetto agli stessi venti ma su zone diverse ).
A permettere lo sviluppo di temporali così alti è soprattutto l’altezza stessa della troposfera : all’equatore essa può raggiungere anche i 17/18 km di altezza mentre ai poli a malapena raggiunge gli 8 km.

Ad alimentare questi fortissimi temporali ci ha pensato anche la divergenza delle correnti alle alte quote, causata dalla presenza di venti perennemente opposti alle alte quote rispetto ai venti predominanti presenti nella bassa troposfera. La ventilazione proveniente da ovest in alta quota ha “accarezzato” le già altissime torri temporalesche esasperando lo shear verticale, ovvero la velocità di cambiamento di direzione dei venti lungo la colonna d’aria, e facendo pertanto aumentare la violenza del temporale. Ecco spiegata la presenza delle vaste e vigorose foreste pluviali che avvolgono la fascia equatoriale, continuamente alimentate da nubifragi estesi e frequenti originati proprio da questi frequenti vasti temporali che sempre avvolgeranno l’equatore.

Torre temporalesca in Africa, sino ai limiti della troposfera ( 18 km di altezza )


Articolo di Raffaele Laricchia


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