Uragano Maria anche il 26 Settembre 2006 ma in Puglia (video)

L’uragano Maria, dopo 11 anni, torna a far parlare incredibilmente di sé nello stesso periodo. Tuttavia stiamo parlando di una forzatura bella e buona: infatti, oggi possiamo parlare di Uragano Maria relativamente al ciclone tropicale che ha messo in ginocchio i Caraibi (ne abbiamo parlato qui) e che si avvicinerà nei prossimi giorni verso l’Europa (ne abbiamo parlato qui proprio ieri), una rassegna completa di quanto è successo è disponibile a questo link; mentre, la perturbazione che ha colpito  il 26 Settembre 2006 la Puglia, precisamente il Salento, era un TLC che assunse le caratteristiche di Medicane a causa della sua potenza (per capire cos’è un TLC e un Medicane vi invitiamo a informarvi qui). I danni furono abbastanza elevati nella provincia di Lecce: con un minimo barico di 992 hPa, si raggiunsero raffiche di oltre 130 km/h  e vi uno sbalzo barico di 13 hPa sull’aeroporto militare di Galatina, contando anche numerose località che registrarono accumuli superiori ai 100 mm (anche in provincia di Bari);  abbiamo trovato nella rete alcuni video esplicativi

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Il mese di Settembre è un periodo molto favorevole alla nascita sia dei cicloni tropicali sia del TLC, in particolare in questi ultimi anni a causa dell’ulteriore riscaldamento del Mediterraneo. A onor di cronaca e al contrario di ciò che si possa pensare, la temperatura alta fuori norma dello strato superficiale del Mediterraneo non è il fattore fondamentale per la nascita di queste strutture bariche molto potenti: infatti, sono stati registrati anche casi di genesi con temperature ben al di sotto della famosa soglia dei 26°C, come per esempio i due casi dell’Ottobre 1996 (il primo tra Sardegna e Tunisia, il secondo nei pressi della costa algerina) con temperature superficiali marine (SST) tra 21 e 26°C; ma ancora più spudorato è il caso del TLC del Marzo 1999 tra Spagna e Corsica con SST tra 13 e 15°C.

Spiegazione tecnica sulla nascita dei TLC sul Mediterraneo

Si potrebbe dire e scrivere moltissimo di questi affascinanti fenomeni tanto quanto pericolosi per l’uomo. Sia chiaro che tra i fattori principali per la formazione di questo fenomeno è la forte instabilità barotropica, dovuta spesso all’arrivo di masse d’aria molto più fresche a causa del cambio stagionale (o per caso) a seguito di un buon riscaldamento dei bassi strati. Inoltre, come ho dimostrato nel mio lavoro di tesi (confluito poi nel mio contributo in questa ricerca pubblicata recentemente sul TLC Rolf dell’8-11 Novembre 2011) la morfologia locale determina un contributo eccezionale nel redistribuire l’energia necessaria alla genesi del ciclone attraverso flussi nei bassi strati molto intensi: in parole povere, le montagne e il territorio in generale, a causa anche delle particolari condizioni in cui si formano i cicloni nel Mediterraneo, tendono a modificare le traiettorie dei venti in maniera tale da farli passare (a volte) su alcune zone ad alta energia, catturata e inglobata nel ciclone grazie alle forti correnti e di seguito, quindi, il sistema si auto-alimenta formando un’imponente perturbazione “di tipo tropicale“. A volte, questa modifica delle traiettorie diventa così importante da creare flussi davvero forti (come il caso del 1999) in cui l’energia nei bassi strati mediamente può essere anche bassa ma con un forte flusso può diventare rilevante.

modellistica WRF uragano TLC

Simulazione modellistica della genesi del TLC Rolf del Novembre 2011 mediante WRF su dati ECMWF: a largo tra Spagna e Francia, poco prima della nascita del ciclone, vi sono forti flussi superficiali. Eliminando l’orografia relativa a Pirenei e monti meridionali francesi il flusso non si genera e neanche il TLC. Lavoro di tesi magistrale “Simulazioni numeriche di un TLC sul Mar Mediterraneo” – relatori Prof. Claudio Cassardo, Dr Marcello Miglietta

Un’intervista al Dottor Marcello Miglietta, ricercatore CNR che ha pubblicato molto sull’argomento è disponibile qui


Articolo di Giancarlo Modugno


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