Terremoti e tsunami: didattica sulla genesi del maremoto [VIDEO]

Terremoti e tsunami – Negli ultimi anni, ed in particolar modo dopo i devastanti eventi di maremoto che hanno interessato l’Oceano Indiano nel 2004 e il Gappone nel 2011, si è incominaciato a parlare in maniera sempre più frequente del rapporto tra forti terremoti e tsunami. In questo articolo cercheremo di fare chiarezza su quali siano le dinamiche che portano alla genesi di questi eventi estremi. La traduzione giapponese della parola tsunami significa “onda nel porto”. Nello specifico si tratta di una serie di enormi onde che si generano da improvvisi movimenti tellurici del fondale marino, eruzioni vulcaniche e frane.

Focalizzando la nostra attenzione sul legame tra terremoti e tsunami, abbiamo che la forza distruttiva di un maremoto è proporzionale al volume d’acqua sollevato e dunque un terremoto avvenuto in pieno oceano può essere estremamente pericoloso per le zone costiere limitrofe se in grado di sollevare e spostare tutta l’acqua presente al di sopra del fondale marino anche solo di pochi centimetri. Per questo motivo, a parità di magnitudo, terremoti sottomarini che si originano al di sotto di superfici d’acqua profonde, al limite nei pressi di fosse oceaniche, generano tsunami più devastanti rispetto a sismi che si originano sotto superfici marine meno profonde. Quando un maremoto si origina e si propaga nei pressi della linea costiera, lo si definisce locale. Altri maremoti riescono invece a propagarsi per migliaia di chilometri attraversando interi oceani: questi sono generalmente di origine tettonica, poiché gli scivolamenti del terreno in acqua e le esplosioni vulcaniche causano di solito onde di minore lunghezza che si attenuano velocemente. La velocità di propagazione dell’onda di maremoto in alto oceano è elevata, dell’ordine delle centinaia di chilometri orari, potendo raggiungere i 500–1000 km/h, con lunghezze d’onda di centinaia di chilometri e altezze centimetriche poco osservabili se non con particolari e apposite strumentazioni.

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Una volta generata, l’energia dell’onda di maremoto è costante e funzione della sua altezza e velocità. Quando l’onda si avvicina alla costa incontra un fondale marino sempre più basso e rallenta il suo fronte a causa dell’attrito col fondo oceanico diventando così più corta e, per il principio di conservazione dell’energia, la diminuzione della profondità del fondale causa una trasformazione da energia cinetica ad energia potenziale, con sollevamento o crescita in altezza/ampiezza dell’onda. In conseguenza di tutto ciò le onde di maremoto in prossimità delle coste rallentano fino a circa 90 km/h con lunghezze d’onda tipiche di vari chilometri, diventando onde alte anche molti metri, fino a raggiungere altezze in alcuni casi anche di decine di metri quando raggiungono la linea costiera.Nessuna barriera portuale è in grado di contrastare un’onda di questo tipo, che appunto i giapponesi chiamano “onda di porto”: i maremoti possono causare dunque gravi distruzioni su coste e isole con perdite di vite umane. Le onde create dal vento, invece, muovono solo le masse d’acqua superficiali, senza coinvolgere i fondali, e si infrangono sulle barriere portuali. Sotto è riportato un breve video che mostra la formazione di uno tsunami a causa di un forte evento sismico.

Terremoti e tsunami: didattica sulla genesi del maremoto

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Articolo di Luca Mennella


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