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Allarme nell’Artico: superato il punto di non ritorno, fino a 20°C sopra le medie

by Raffaele Laricchia

Aggiornamenti decisamente negativi arrivano dall’Artico, ormai una delle aree più colpite dal riscaldamento globale. Vi avevamo parlato pochi giorni fa dell’incredibile quantità di ghiaccio fusosi negli ultimi tre decenni, e ad aggravare la situazione ci pensano le previsioni sul futuro del ghiaccio polare, purtroppo non rosee.

Ci troviamo ormai all’inizio di dicembre e il Polo Nord è totalmente avvolto dalla lunga notte invernale che, teoricamente, dovrebbe rinvigorire rapidamente i ghiacci grazie alle temperature estremamente gelide e alle nevicate costanti. Purtroppo questo processo sta avvenendo solo parzialmente come conseguenza di un’estate e un autunno decisamente anomali.
Le temperature continuano a risultare più calde della norma e la tantissima quantità di ghiaccio andata persa tra estate e inizio autunno continua ad aver effetti pesanti sul ghiaccio ancora presente.

Secondo il Climate Reanlayzer dell’università del Maine, attorno al 20 novembre è stata registrata una temperatura media su una superficie artica grande il doppio degli Stati Uniti di appena -11,11°C. Si tratta di una temperatura superiore di 10°C sulla media del periodo. Addirittura in alcune aree del polo nord si registrano temperature di appena -1,1°C, quando teoricamente dovrebbero essercene 20 in meno. Insomma le temperature faticano a scendere nonostante l’assenza totale del Sole oltre il circolo polare artico.
Secondo gli esperti è evidente come l’Artico stia risentendo in modo drastico del riscaldamento globale, più di ogni altra area al mondo. La diminuzione della superficie del ghiaccio polare a fronte di un aumento della superficie marina, contribuisce all’ulteriore scioglimento di ghiaccio innescando un vero e proprio effetto a catena senza dubbio deleterio. Questo perché l’aumento della superficie oceanica, soprattutto in corrispondenza del famoso “passaggio a nord-est”, permette un maggior incameramento di calore in estate, calore poi che si rivela determinante durante i mesi invernali dato che erode gradualmente il ghiaccio presente.

Zack Labe, un climatologo artico della Colorado State University, ha detto ha detto alla CBS News che in autunno “Tutto il calore assorbito nell’oceano dall’estate viene rilasciato nell’atmosfera quando il ghiaccio marino inizia a riformarsi prima dell’inverno. C’è ancora una vasta area di mare aperto che normalmente sarebbe coperta di ghiaccio marino. L’Artico è passato da uno stato di ghiaccio marino vecchio e spesso a uno con ghiaccio sottile di solo un anno, accompagnato da temperature oceaniche e dell’aria in rapido riscaldamento”.
Insomma l’Artico pare abbia raggiunto il punto di non ritorno, dove un vero e proprio effetto a catena potrebbe accelerare sempre più il processo di scioglimento del ghiaccio, con tutte le conseguenze che avrebbe sul livello dei mari e sui cambiamenti climatici. Gli scienziati sono molto preoccupati a tal proposito: solo un’immediato cambiamento di tendenza climatica sul Polo nord (di difficile realizzazione) e un cambiamento dell’impatto dell’uomo sull’ambiente e sull’atmosfera potranno invertire un quadro davvero negativo per il futuro.

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A cura di Raffaele Laricchia