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Campi Flegrei: aumentano terremoti e velocità di sollevamento suolo, l’ultimo studio

by Francesco Ladisa
15 Dicembre 2022 - 14:00

Negli ultimi 20 anni, e in particolare dal 2005 in poi, nei Campi Flegrei si è avuto un aumento della frequenza sismica e della velocità di sollevamento del suolo. Lo si evince da un recente studio condotto da un team di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), della Scuola Normale Superiore di Pisa e delle Università di Buffalo, Tufts e Penn State (USA), pubblicato sulla rivista specializzata Scientific Reports di Nature.

Dunque, nella caldera del supervulcano situato in Campania – considerato uno dei più pericolosi al mondo – si sono registrati più terremoti e un aumento del bradisismo, fenomeno che contraddistingue l’area dagli anni Cinquanta.

Entrando più nel dettaglio, il 90-97% del loro incremento è stato registrato dopo il 2011 e il 40-80% dopo il 2018. Si sono registrati – attraverso i dati acquisiti dal Sistema di Posizionamento Globale (GPS) e dalla rete sismica – due andamenti sovrapposti del sollevamento del suolo e della sismicità nell’area dei Campi Flegrei: una accelerazione su scala decennale e alcune oscillazioni periodiche. Questi dati – precisano gli esperti – non vuol dire che siano considerati più probabili degli eventi eruttivi.

I risultati emersi rappresentano comunque un ulteriore stimolo a mantenere alta la guardia sull’evoluzione futura dei Campi Flegrei, poiché il loro comportamento potrebbe modificarsi in futuro, sia rallentando che accelerando maggiormente.

“Le nostre analisi mostrano un aumento della velocità del sollevamento del suolo e un aumento della frequenza dei terremoti a partire dal 2005”, dice Flora Giudicepietro dell’Ingv, una delle autrici dello studio. “Il sollevamento del suolo sta tuttora proseguendo – aggiunge Giudicepietro – e nel mese di ottobre 2022, presso la stazione del Rione Terra di Pozzuoli, lo spostamento verticale rispetto ai valori del 2005 ha raggiunto circa 100 centimetri”.

I ricercatori hanno poi utilizzato un modello semplificato del sistema dei Campi Flegrei per calcolare un limite temporale entro il quale potrebbe toccare un punto critico. “Potrebbe avvenire nell’arco di 10 o 20 anni, a seconda che si considerino rispettivamente i dati dell’attività sismica o quelli di deformazione del suolo”, spiega Bevilacqua. “È importante sottolineare, però, che il modello è valido solo nell’ipotesi che gli andamenti osservati negli ultimi due decenni proseguano in futuro nello stesso modo.”

Un ulteriore risultato dello studio ha riguardato i tempi di ricorrenza delle oscillazioni periodiche dei segnali.- “Le velocità registrate presentano oscillazioni coerenti fra i segnali di sollevamento e il numero degli eventi sismici. – spiega Andrea Bevilacqua, ricercatore della Sezione di Pisa dell’INGV e primo autore dello studio  – Abbiamo osservato sette principali picchi di oscillazione a partire dal 2000, uno ogni 2,8-3,5 anni circa, con oscillazioni secondarie circa a metà di questi intervalli. Dai segnali si è individuato anche un ciclo di periodo più lungo, pari a 6,5-9 anni”.

A cura di Francesco Ladisa