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Copernicus: “è l’inizio di Giugno più caldo mai registrato a livello globale”, superata soglia +1,5°C

17 Giugno 2023, ore 11:10

Mentre in Italia abbiamo vissuto una prima parte di Giugno decisamente fresca e instabile (come non accadeva da tempo), i dati delle temperature a livello globale, ben più significativi e influenti, ci dicono che l’inizio di Giugno 2023 è stato il più caldo mai registrato.

Lo affermano in particolare gli scienziati del Copernicus Climate Change Service che hanno analizzato come i primi 11 giorni di giugno siano stati i più caldi mai registrati per questo periodo dell’anno e che la soglia di riscaldamento di 1,5°C (indicatore chiave utilizzato per il monitoraggio del riscaldamento globale) è stata temporaneamente superata.

La soglia è stata superata per la prima volta nel mese di dicembre 2015, e superata “ripetutamente” nel 2016 e nel 2020. Quest’anno è stata superata per la prima volta a giugno. Naturalmente si dovrà attendere la fine di Giugno per avere una stima esatta dell’anomalia termica globale dell’intero mese.

I risultati “dovrebbero essere un severo segnale di avvertimento che ci stiamo dirigendo verso un territorio inesplorato molto caldo“, ha affermato Melissa Lazenby, docente in materia di cambiamenti climatici presso l’Università del Sussex del Regno Unito. L’accordo di Parigi impegna i paesi a limitare idealmente il riscaldamento a lungo termine a 1,5°C rispetto ai livelli pre-industriali.

Le temperature globali degli oceani, nel frattempo, hanno raggiunto i livelli più alti mai registrati per aprile e maggio, secondo la National Oceanic and Atmospheric Administration degli Stati Uniti (NOAA). Le temperature superiori al normale della superficie del mare si erano “recentemente espanse attraverso il Pacifico equatoriale centrale e orientale”, hanno affermato gli esperti.

Questo mese gli scienziati hanno annunciato il ritorno di El Niño, il fenomeno meteorologico associato al riscaldamento nell’Oceano Pacifico. Ma va chiarito che il recente caldo record non è necessariamente un risultato diretto del Niño, poiché i suoi effetti in genere si propagano dopo che è stato attivo per un certo periodo di tempo. È probabile infatti che El Niño abbia “una maggiore influenza sulle temperature globali del 2024 piuttosto che su quelle del 2023”, ha spiegato Rocky Bilotta, climatologo del NOAA.