Storia: il terremoto del 1976 in Friuli Venezia Giulia

12 Gennaio 2024, ore 17:37
terremoto Friuli 1972

L’Italia è una nazione situata lungo il confine delle placche tettoniche europea e africana, rendendola una delle aree più sismiche al mondo. Nel corso della sua storia, l’Italia ha affrontato numerosi terremoti catastrofici, tra cui il terremoto del 1976, che ha colpito la regione del Friuli Venezia Giulia, nel nord-est del paese.

La scossa di Maggio

Il 6 maggio 1976, alle 21:00, un violento terremoto colpì la regione del Friuli. Con una magnitudo stimata di 6,5 sulla scala Richter, fu uno dei terremoti più potenti mai registrati in Italia. L’epicentro si trovava vicino alla città di Gemona del Friuli, ma la sua forza fu avvertita in un’ampia area circostante, tra cui le città di Udine, Pordenone e Tolmezzo.

La scossa principale causò la distruzione di interi centri abitati, riducendo molte città a un cumulo di macerie. Le cifre ufficiali riportarono oltre 900 morti e migliaia di feriti. Oltre 100.000 persone rimasero senza casa a causa della distruzione dei loro edifici. Molte strutture storiche e culturali furono gravemente danneggiate o distrutte, provocando una perdita incalcolabile del patrimonio culturale della regione.

La scossa, avvertita in tutto il Nord Italia, investì principalmente 77 comuni italiani con danni, anche se molto più limitati, per una popolazione totale di circa 80.000 abitanti, provocando, solo in Italia, 990 morti e oltre 45.000 senza tetto. Anche la zona dell’alta e media valle del fiume Isonzo, in territorio jugoslavo (in Slovenia) venne colpita, interessando in particolare i comuni di Tolmino, Caporetto, Canale d’Isonzo e Plezzo; In totale vennero danneggiati 12.000 edifici, di cui circa 4.000 distrutti durante o dopo il terremoto, ma non vi furono vittime.

Le scosse di Settembre

I danni del terremoto del maggio 1976 furono amplificati da altre due scosse, alla fine dell’estate. L’11 settembre 1976 la terra tremò di nuovo: si verificarono infatti due scosse alle 18:31 (Mw 5.3) e alle 18:35 (Mw 5.6). Il 15 settembre 1976, prima alle ore 5:15 e poi alle ore 11:21, si verificarono due ulteriori forti scosse, rispettivamente di magnitudo 5.9 e 6.0. I comuni di Trasaghis, Bordano, Osoppo, Montenars, Gemona del Friuli, Buja, Venzone e la frazione di Monteaperta, le località maggiormente colpite, furono fortemente danneggiati. La popolazione di quei comuni fu trasferita negli alberghi di Grado, Lignano Sabbiadoro, Jesolo e altre località marittime. Là furono ospitati anche i terremotati di altri comuni, rimasti senza alloggio.

Risposta e ricostruzione

Il terremoto del 1976 provocò una risposta immediata da parte del governo italiano e della comunità internazionale. Squadre di soccorso furono inviate per cercare sopravvissuti tra le macerie e fornire assistenza medica ai feriti. Inoltre, vennero organizzate evacuazioni di emergenza per le persone rimaste senza tetto.

La ricostruzione del Friuli fu un compito titanico che richiese anni di sforzi intensi. Vennero costruiti nuovi edifici antisismici e le infrastrutture danneggiate furono riparate o ricostruite. Questo terremoto ebbe un impatto duraturo sulla politica e sulla cultura italiane, poiché spinse il governo a rivedere le norme antisismiche e a rafforzare i controlli sulla sicurezza strutturale degli edifici in tutto il paese.

In conclusione, il terremoto del 1976 nel Friuli fu un evento sismico devastante che causò gravi danni nella regione, con la perdita di molte vite umane e la distruzione di molte città e monumenti storici. Tuttavia, la risposta rapida e la resilienza dimostrate dalla comunità locale e dal governo italiano contribuirono alla ricostruzione della regione e alla promulgazione di norme antisismiche più rigorose, con l’obiettivo di prevenire futuri disastri simili.