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Centinaia di voragini si sono formate in Turchia, nell’Anatolia centrale

14 Dicembre 2025, ore 16:57
doline turchia

Negli ultimi anni la Pianura di Konya, nel cuore dell’Anatolia centrale, è diventata uno dei casi più emblematici al mondo per la comparsa di voragini (sinkhole). Si tratta di un fenomeno non nuovo, osservato già dai primi anni 2000, ma che negli ultimi anni ha mostrato una preoccupante accelerazione, con la formazione di ulteriori crateri di grandi dimensioni, osservata anche nelle recenti settimane.

Ad oggi sono state documentate oltre 680 voragini nell’intera area della pianura, una delle principali regioni agricole della Turchia e fondamentale per la produzione di grano. Alcune di queste cavità raggiungono larghezze superiori ai 30 metri  e profondità di decine o addirittura centinaia di metri, modificando drasticamente il paesaggio e rappresentando un rischio crescente per agricoltori, infrastrutture e centri abitati rurali.

Il 2025 ha segnato un nuovo punto critico: solo dall’inizio dell’anno sono state confermate oltre 20 nuove grandi voragini, molte delle quali formatesi in tempi molto rapidi. Questo dato conferma che, pur trattandosi di un processo noto da anni, la fase attuale è caratterizzata da nuove formazioni recentissime, concentrate proprio nelle ultime settimane.

L’area più colpita è il distretto di Karapinar, individuato come vero e proprio epicentro della crisi. Secondo i dati dell’AFAD, qui sono state rilevate 534 voragini, in gran parte in zone agricole e rurali. Inoltre, le autorità hanno individuato segnali precoci di subsidenza del suolo in circa 1.850 punti dell’intero bacino, spingendo all’ampliamento delle mappe di rischio e dei monitoraggi geologici.

Alla base del fenomeno vi sono tre cause principali. La prima è la struttura geologica carsica della Pianura di Konya, composta da rocce solubili come calcare, carbonati e gesso. Quando il livello delle acque sotterranee scende, il terreno perde il suo sostegno naturale e può collassare improvvisamente. La seconda causa è la drastica riduzione delle precipitazioni: la Turchia sta osservando i livelli idrici più bassi degli ultimi 15 anni, con un deficit pluviometrico legato anche al cambiamento climatico che impedisce la naturale ricarica delle falde.
Infine, il fattore forse più determinante è il crollo dei livelli delle acque sotterranee dovuto all’uso intensivo di migliaia di pozzi, legali e illegali, per irrigare colture ad alta richiesta idrica come mais e barbabietola da zucchero. In alcune zone, dalla fine degli anni ’70, la falda si è abbassata fino a 60 metri, accelerando la subsidenza e aumentando la probabilità di nuovi collassi.

Il caso della Pianura di Konya dimostra come un fenomeno conosciuto da tempo possa entrare in una fase più acuta e pericolosa, quando fattori climatici e pressione antropica si combinano, rendendo le nuove voragini delle ultime settimane un chiaro segnale d’allarme per il futuro.