Stratwarming eccezionale in atto : Cohen : “evento mai registrato prima”. Pesanti rischi per l’Europa?

Riscaldamento stratosferico eccezionale in atto. A breve sarà intaccata anche la troposfera. Conseguenze gelide per l’Europa?

Una settimana fa, in questo articolo, vi parlavamo dell’imponente stratwarming che si sarebbe verificato nei giorni seguenti ai piani alti dell’atmosfera, esattamente tra i 28 e i 35 km di altezza (stratosfera). Questo famigerato stratwaming, dopo essere stato inquadrato dai modelli matematici con ben 14 giorni di anticipo, alla fine si sta realmente concretizzando proprio in questi giorni (esattamente è cominciato il 12 febbraio ed è ancora in atto).

Uno “stratwarming” rappresenta un riscaldamento dell’aria in stratosfera (porzione dell’atmosfera situata sopra la troposfera) e a seconda dell’intensità dell’evento può apportare conseguenze anche ai piani più bassi dell’atmosfera, ovvero la zona che più ci riguarda direttamente (la troposfera). Ogni anno avvengono strawarming di varie entità spesso deboli e poco incisivi ma altre volte anche molto intensi, con riscaldamenti di oltre 40-50 °C in pochi giorni (solitamente le temperature in stratosfera si aggirano, in corrispondenza del Polo nord, tra i -50 e i -80°C). 

Quello in atto, tuttavia, potrebbe risultare uno dei più forti riscaldamenti stratosferici da quando esistono le rilevazioni, soprattutto per la velocità con la quale si sta propagando verso i piani più bassi e per la velocità raggiunta dai venti in stratosfera dopo la loro inversione (da soffiare da ovest verso est, tendono ora a soffiare da est verso ovest). La temperatura, infatti, non solo è fortemente aumentata alla quota di 10 hpa (cioè circa 30 km di altezza), ma anche a 20 e 30 hpa (ovvero 10 km più in basso), segno che il riscaldamento si sta propagando anche ai piani inferiori. Di questo passo entro pochi giorni lo strawarming raggiungerà anche la troposfera provocando effetti rilevanti, in grado di stravolgere letteralmente i movimenti principali delle masse d’aria. Già in passato il nostro pianeta ha avuto a che fare con stratwarming di fortissima entità (SSW di tipo Major) come ad esempio nel 1929, nel 1985 e nel 2012 e le conseguenze si sono chiaramente viste al suolo, specie tra Asia ed Europa, dove sono giunte ondate di gelo estremo per diverse settimane, in grado di provocare danni enormi e disagi eccezionali tra le popolazioni colpite. 

Eloquente il repentino aumento della temperatura di decine di gradi a 30 hpa (circa 20 km di altezza). È stato superata anche la temperatura che solitamente troviamo in estate a quella quota.
Questo è il segno che lo stratwarming si sta rapidamente propagando verso le basse quote, in direzione del polo nord.

A differenza dei precedenti riscaldamenti, quello in atto risulta essere addirittura più forte e più incisivo, il più intenso da quando esistono i rilevamenti. Motivo per cui la situazione non va presa sottogamba e il tutto va monitorato con estrema attenzione per riuscire a capire quali potranno realmente essere gli effetti di questo potentissimo stratwarming sull’Europa e soprattutto sul Mediterraneo. 
Sappiamo che uno stratwarming che riesce a propagarsi sin verso la troposfera è in grado di colpire duramente il vortice polare (la grande bassa pressione gelida che ruota attorno al polo nord e che giostra la stagione invernale nei vari continenti) rendendolo estremamente debole a causa della formazione di varie celle di alta pressione che rallentano fortemente le correnti del getto polare (in alcuni casi possono anche bloccarle totalmente). Tra le varie conseguenze di questa situazione, c’è la discesa di vaste masse d’aria gelida di origine siberiana verso l’Europa (in moto anti-zonale) dove possono persistere per giorni e giorni.

C’è molta preoccupazione tra gli esperti, riguardo questo potente stratwarming, tra cui il fisico Cohen. L’esperto afferma, sul suo sito aer.com, che il flusso di calore sviluppatosi in stratosfera, in direzione del polo nord, ha raggiunto e superato ogni record da quando esistono le rilevazioni dell’alta atmosfera. Allo stesso tempo il flusso dei venti provenienti da est, in stratosfera, raggiungerà una velocità storica, mai registrata prima (concetto menzionato nel terzo paragrafo).

Secondo Cohen c’è la probabilità che questo imponente riscaldamento stratosferico possa avere come conseguenza la formazione di un possente anticiclone di blocco (ovvero un vasto anticiclone delle Azzorre sull’Atlantico orientale esteso sin verso latitudini sub-polari) di durata record (anche oltre 10 giorni). Questo blocco anticiclonico permetterebbe la discesa di imponenti masse gelide di origine siberiana verso l’Europa, le quali potrebbero raggiungere anche l’area del Mediterraneo come già avvenuto in passato durante eventi di questo genere. Insomma Asia ed Europa potrebbero assistere ad un finale di febbraio e ad un mese di marzo all’insegna del gelo, a tratti anche davvero eccezionale.

Impossibile affermare al momento quali saranno le zone che saranno coinvolte da gelo e neve. Il target resta sempre la terza decade di febbraio (dal 21-23 in poi) e il mese di marzo. Seguiremo costantemente l’evoluzione di questo raro ed eccezionale riscaldamento stratosferico e i suoi effetti nella troposfera, ancora tutti da definire. Probabilmente entro l’inizio della prossima settimana il quadro sarà decisamente più chiaro, ma intanto noi di inmeteo.net abbiamo cercato di fare un po’ di chiarezza sulla forte confusione modellistica per i prossimi giorni, quando potrebbero giungere le prime ondate di freddo intenso verso il Mediterraneo (LEGGI QUI).


Articolo di Raffaele Laricchia

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