19 Marzo 1624: il terremoto di Argenta che provocò uno storico “tsunami interno”

Il terremoto di Argenta del 1624 è stato un evento sismico importante, avvenuto in data 19 marzo 1624 nei pressi di Argenta, all’epoca facente parte dello Stato Pontificio, ora associato alla provincia di Ferrara. 

Il sisma, stimato di magnitudo 5.5, provocò la distruzione della città di Argenta, incluse le mura medievali, ma passò alla storia non tanto per l’intensità della scossa (non elevatissima) ma per un raro fenomeno di tsunami interno. Il terremoto infatti provocò, data la morfologia del territorio, la formazione di onde anomale nelle acque interne, oltre che la liquefazione del terreno. Dopo essere stata rasa al suolo, Argenta venne ricostruita sull’argine opposto del fiume Reno.

La potenza del sisma disintegrò più di 170 edifici, 200 case furono inagibili, mentre il resto fu gravemente lesionato o semidistrutto e pericolante. Tutte le 24 torri difensive, tranne una, crollarono al suolo, mentre le mura si sgretolarono, soprattutto quelle poste in riva al fiume Po. Vennero altresì demolite quattro chiese, tra cui il Duomo, mentre le altre vennero completamente rase al suolo e “squarciate fin dalle fondamenta”. Solo il santuario della Celletta, costruito appena pochi anni prima, rimase miracolosamente intatto e tutt’oggi viene organizzata nel giorno di San Giuseppe una processione a ricordo dell’evento.

Sui 1566 abitanti della città di Argenta, 25 o 28 persone morirono sotto le macerie. Vennero distrutte anche le vicine località di Bocaleone, San Biagio, Pilo e Bando. Il terremoto aprì numerose voragini nel terreno alluvionale, da cui uscì violentemente molta acqua limacciosa mista a sabbia nerastra. Allo stesso tempo l’altezza dell’acqua della falda, divenuta salata, crebbe così tanto che uscì dai pozzi e allagò le strade. Il bilancio 

Il sisma provocò, come detto prima, anche un raro caso di tsunami “interno”, cioè non avvenuto in mare ma nei corsi d’acqua della zona, in quanto l’epicentro interessò proprio la zona in cui sorgevano il Po di Primaro e le acque salmastre della Valle Padusa, delle valli di Campetto (a sud) e di Comacchio (a nord): le acque, in seguito alla propagazione delle onde sismiche, si agitarono come se fossero in tempesta, generando alte onde che flagellarono le sponde e le arginature, invadendo campagne e aree circostanti. 

Questo evento testimonia come si possano generare anche tsunami all’interno della penisola italiana, sebbene risultino storicamente molto rari. Si tratta di fenomeni poco noti e studiati ma accertati, anche tramite testimonianze storiche locali, in questo caso visionate direttamente grazie alla collaborazione del Comune di Argenta.

 

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Articolo di Francesco Ladisa

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