Frane e alluvioni in Italia: 16 morti, 22 feriti e oltre 2000 sfollati nel 2017

È stato pubblicato nel sito Polaris, curato dall’Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica del Consiglio nazionale delle ricerche (Irpi-Cnr) di Perugia, il “Rapporto periodico sul rischio posto alla popolazione italiana da frane e inondazioni“. Ancora una volta si evince come l’Italia sia un paese esposto fortemente al dissesto idrogeologico e al verificarsi di frane e alluvioni che mettono a repentaglio anche la vita dei cittadini.

Il rapporto, che contiene statistiche, analisi e descrizioni degli eventi geo-idrologici che hanno causato danni diretti alla popolazione nello scorso anno, ha stabilito che “nel 2017, frane e inondazioni hanno causato in Italia 16 morti, 22 feriti e oltre duemila tra sfollati e senzatetto. Tali eventi hanno colpito 67 comuni, distribuiti in 18 regioni. La Toscana è la regione con il più alto numero di vittime, altre regioni colpite sono Lombardia, Trentino Alto Adige ed Emilia-Romagna e la Sicilia.”

Il bilancio è leggermente meno pesante rispetto agli anni precedenti, ma questo non significa che il 2017 sia stato un anno meno sfortunato e che bisogna adagiarsi sugli allori; l’analisi nel lungo periodo dice infatti che scostamenti dalla media sono molto frequenti. Nel quinquennio 2012-2016 gli eventi geo-idrologici hanno causato 103 morti e dispersi, mentre nei 10 anni tra il 1997 ed il 2016 le vittime per eventi geo-idrologici sono state 249, con medie rispettivamente di circa 20 e 25 vittime l’anno. Nei 50 anni tra il 1967 ed il 2016, sono registrate 1789 vittime per una media di circa 36 l’anno. 

Durante il 2017, i principali eventi meteo-climatici con danni alla popolazione si sono verificati nei mesi di settembre e dicembre. “Dalla serata del 9 settembre e per tutta la notte i territori di Livorno, Rosignano Marittimo e di Collesalvetti sono stati interessati da eventi meteorologici di elevata intensità che hanno determinato gravi esondazioni dei rio Ardenza e del rio Maggiore provocando la perdita di otto vite umane, l’isolamento di alcune località e l’evacuazione di numerose famiglie, danneggiamenti alle infrastrutture viarie e ad edifici pubblici e privati”, precisa la ricercatrice. “Dal 10 al 12 dicembre, una forte perturbazione ha interessato l’Emilia-Romagna. Le piogge hanno colpito soprattutto la parte montana dei bacini dei fiumi Trebbia, Taro, Parma, Enza, Secchia, Panaro e parzialmente del Reno. Alle intense piogge si sono aggiunte le acque di fusione del manto nevoso dovuto al progressivo aumento delle temperature, causando il sormonto dell’argine destro del fiume Enza e il successivo cedimento dell’argine, con gravi danni al centro abitato e alla zona industriale di Lentigione. Più di 1100 persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case”.

Articolo di Francesco Ladisa

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