Boschi : ” oltre 2000 scosse di terremoto nel maceratese nell’ultimo mese. Situazione preoccupante”

Prosegue la sequenza sismica sull’Appennino marchigiano. Oltre 2000 scosse nel maceratese. Il parere di Enzo Boschi.

Stiamo riscontrando tutti il chiaro aumento di scosse di terremoto, in gran parte di debole entità, sull’Appennino maceratese nel corso degli ultimi mesi. Addirittura è possibile osservare come, dati alla mano, negli ultimi trenta giorni sono state registrate 2200 scosse di terremoto (tra episodi strumentali e significativi) nella sola area di Muccia e Pieve Torina. La più forte finora è stata di magnitudo 4.7, il 10 aprile. Il 4 aprile ce n’era stata un’altra di magnitudo 4.0; tutte le altre sono di magnitudo inferiore. La popolazione le avverte comunque distintamente ed è molto preoccupata.

Secondo l’attuale presidente dell’INGV, Carlo Doglioni, questa sequenza sismica abbastanza insistente sarebbe nell’ordine naturale dell’assestamento dopo le fortissime scosse del 2016. Tuttavia non è dello stesso parere Enzo Boschi, esperto di Fisica e Geologia, ex-presidente dell’INGV, il quale avverte che la situazione sarebbe abbastanza preoccupante :

“La mia opinione a proposito di Muccia, per quel poco che vale, è decisamente diversa da quella dell’attuale vertice INGV, secondo me permeata da un ottimismo d’accatto senza alcuna base scientifica. Fino a circa un mese fa, la sequenza sismica iniziata il 24 agosto 2016 ad Amatrice si è comportata come tutte le altre sequenze note dell’Appennino centrale. La durata complessiva delle repliche è stata notevole come è caratteristico di quelle zone. Dall’agosto del 2016 si sono susseguite almeno tre scosse principali, ognuna di esse con le proprie numerose scosse successive.

Fino al terremoto del 10 aprile (di M4.7) le scosse si erano distribuite in modo casuale all’interno della vasta area interessata dalla sequenza e si potevano considerare come la normale evoluzione del fenomeno. Potevano essere interpretate come ulteriori rotture di tanti piccoli segmenti di faglia. La scossa di Muccia del 10 aprile e la successiva sequenza ha modificato drasticamente questa visione. Non può assolutamente tranquillizzare il fatto che il terremoto di Muccia sia avvenuto all’estremità nordoccidentale della zona appenninica finora attivata. Non è vero che quello che stiamo osservando nelle ultime settimane possa essere minimizzato a “ordine naturale assestamento”, qualunque cosa significhi.

 La direttività della frattura va verso NNW, come già era stato per un evento forte dell’ottobre 2017. Il notevole danneggiamento delle Marche meridionali è da collegare a quella particolare direttività. Quindi il processo iniziato a Muccia potrebbe riprendere il cammino nella stessa direzione, andando cioè verso zone che finora non sono state attive, ma che nel passato remoto hanno prodotto terremoti molto importanti. Per esempio il terremoto del 1799, quello delle 1833 e ancora il terremoto di Fabriano del 1741 e quello di Cagli del 1781.


Concludendo, per il principio di precauzione, mi permetto di invitare tutti coloro che ne hanno la responsabilità e la capacità di mettere in atto tutte le possibili misure preventive a Muccia e nelle zone circostanti. Non è detto che il terremoto arrivi ma è sempre meglio e doveroso essere comunque preparati. “

Scosse degli ultimi 90 giorni

 

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Articolo di Raffaele Laricchia

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