Quando l’Inverno giunse a ridosso dell’Estate : l’ondata di freddo e neve del Maggio 1957

La poderosa ondata di freddo del Maggio 1957. Quando nevicò a quote molto basse al nord!

Maggio è solitamente un mese più estivo che invernale o primaverile proprio perchè ci traghetta verso il trimestre caldo  e presenta tipiche situazioni come il risveglio prepotente dell’anticiclone nord africano e il declino quasi definitivo delle correnti fredde polari (i rimasugli primaverili).

Ovviamente alla natura non si comanda e come spesso accade è in grado di sbalordirci da un momento all’altro, proprio come accadde tra il 6, 7 e 8 maggio del 1957 quando l’inverno decise di tornare prepotentemente sull’Italia a poco più di 20 giorni dall’inizio dell’estate meteorologica.

L’irruzione fredda fu davvero notevole e catapultò il Bel paese nel cuore dell’inverno per circa due giorni, portando tanto freddo e anche nevicate fino a bassa quota su molte delle nostre regioni. Si tratta di una delle ondate di freddo più forti e tardive dal dopoguerra : portò con se temperature fino a -35°C a 500hpa (circa 5000 metri di quota) e temperature fino a -5°C a 850hpa (circa 1450 metri di quota). Questi valori d’alta quota si tradussero al suolo in temperature da pieno inverno, sin verso 0°C al nord, 4-6 °C al centro e sotto i 10°C al sud.

Temperature a 1450 metri di quota dell’8 maggio 1957. Valori fino a -5°C al nord-est e 0°C in Sicilia.

L’arrivo prepotente del freddo artico entrò in contrasto con l’aria più calda che già persisteva sull’Italia visto il periodo decisamente più estivo che invernale : i contrasti termici furono estremi e vennero a formarsi temporali diffusi e violenti che causarono non solo grandinate ma anche nevicate a quote bassissime dato il notevole apporto freddo. La neve scese localmente anche in pianura sul nord-est mentre al centro Italia sfiorò i 300-400 metri di quota. Tra 6 e 7 maggio vennero imbiancati i Castelli Romani, Potenza, Campobasso, L’Aquila e gran parte dell’Appennino sin verso i 300 metri di quota. I danni all’agricoltura furono disastrosi su gran parte d’Italia specie a irruzione terminata quando, di notte, la colonnina di mercurio scese in molte zone sotto lo zero. 

Fra tutte spiccano le temperature del Pian Rosà (-22.4°C nelle ore diurne del 6 maggio a 3500 m s.l.m.), Milano Malpensa (-0.8°C il 7 maggio) e Firenze (+1°C il 7 maggio).

Articolo di Raffaele Laricchia

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