Astronomia : sonda Parker decollata, ora punta il Sole!

Obiettivo Sole, la sonda Parker lanciata dalla Nasa è pronta alla missione. Ottimismo tra gli scienziati.

Mai nessuno aveva pensato di poter toccare il Sole, nemmeno la Nasa fino a pochi anni fa. Ora la situazione è ribaltata e il sogno può davvero diventare realtà :”con questa sonda andiamo a toccare il Sole”, spiegano gli scienziati della Nasa ai microfoni dell’ufficio stampa.

L’obiettivo di Parker sarà esattamente quello di toccare il Sole : la sonda è partita ieri 12 agosto 2018, esattamente alle 09.31, da Cape Canaveral con un razzo Delta IV-Heavy, dopo ben 10 anni di lavoro progettuale e tanta, tantissima attesa mista ad ansia. 
La sonda è provvista di tutte le precauzioni possibili visto il rovente incontro ravvicinato che la attende. In particolare spiccano lo scudo termico largo 2.4 metri e pesante circa 72 kg dei 600kg complessivi della sonda : questo scudo terrà gli strumenti all’ombra, ad appena 30°C. Insomma al momento pare non sia destinata alla stessa fine di Icaro.

Il lungo viaggio della sonda Parker è appena cominciato, per fortuna senza alcun intoppo, ed è pronta a navigare nello spazio per 6 anni e 11 mesi per quella che sembra una missione ai limiti del possibile. Tra meno di 3 mesi sarà pronta per inviare i primi dati; il 28 settembre raggiungerà Venere dopodichè, dal 1° novembre, inizierà la serie di 24 passaggi al perielio del Sole (ovvero il punto più vicino) previsti fino al 2025. 

IN ONORE DI EUGENE PARKER

La sonda inizialmente era stata nominata “Solar Probe”, ma dal 2017 è stata ribattezzata “Parker” in onore di Eugene Parker, astrofisico di 91 che ha dedicato tutta la sua vita allo studio del Sole e del vento solare. Si tratta del primo uomo a dare il proprio nome ad una sonda spaziale mentre è ancora in vita.

UNA “MISSION IMPOSSIBLE”

Parker si trova davanti ad una vera e propria impresa : il Sole dista dalla Terra circa 150 milioni di chilometri ma non è la distanza il problema, visto che altre sonde hanno raggiunto lunghezze di gran lunga superiori. La grande differenza sta proprio nel dover resistere alla super gravità del Sole, superiore a qualsiasi altro pianeta nelle vicinanze.  visto che la massa della nostra stella è pari al 99.8% dell’intero sistema solare. La sonda infatti non dovrà “precipitare” sul Sole, bensì dovrà essere in grado di frenare e inserirsi nella sua orbita, ad una distanza davvero ridotta : appena 6.1 milioni di chilometri dall’incandescente superficie del Sole!
La sonda, una volta entrata nell’orbita del Sole, raggiungerà velocità incredibili, di almeno 700mila chilometri orari, cioè 180 chilometri al secondo!

sonda parker sole clima caldoAd appena 6 milioni di chilometri, Parker si ritroverà immerso nella rovente parte esterna della corona solare, dove la temperatura arriva a ben 1 milione di gradi. Nessun materiale nell’universo può resistere a simili temperature, così come anche Parker (che è capace di resistere ad una temperatura di 1377°C), ma bisogna considerare che la corona solare è estremamente rarefatta e quindi il calore, inteso come energia totale delle particelle in gioco, potrebbe non rappresentare un ostacolo insormontabile. Quando leggiamo “1 milione di gradi” bisogna considerare che si tratta della “temperatura cinetica”, ovvero quella legata alla velocità con cui si muovono le particelle. Ma dato che le particelle sono davvero pochissime nei pressi della corona solare, il calore totale è nettamente inferiore.

COSA POTREMO IMPARARE DA QUESTA MISSIONE?

L’obiettivo di Parker è quello di insegnarci qualcosa in più sul magnetismo della nostra stella, sul vento solare e sulle tempeste di particelle ad alta energia che spesso minacciano gli astronauti e i nostri satelliti geostazionari, che orbitano attorno alla Terra. Inoltre i suoi preziosi dati potranno essere fondamentali per le ricerche sulla variabilità dei cicli undecennali delle macchie solari e delle protuberanze. Insomma potremmo avere importanti informazioni sulla relazione che c’è tra l’attività solare ed il clima terrestre e poter quindi meglio comprendere il futuro del pianeta e del Sole stesso.

Articolo di Raffaele Laricchia

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