Crollo ponte a Genova, è una tragedia. Confermati almeno 35 morti

Un drammatico incidente è avvenuto a Genova intorno alle 11.50 di stamane: un ampio tratto del ponte Morandi, un viadotto che attraversa la Valpolcevera, sull’autostrada A10, è crollato nel vuoto precipitando per circa cento metri. 

Le notizie sono in continuo aggiornamento e il numero delle vittime sale di minuto in minuto. Diverse auto sono incastrate e schiacciate tra le macerie del ponte, mentre alcuni mezzi pesanti sono finiti nel torrente Polvecera. E’ quanto riferiscono fonti dei carabinieri che stanno intervenendo sul posto. 

Il crollo è avvenuto durante un forte temporale, accompagnato da pioggia intensa e raffiche di vento, che si è abbattuto su Genova e provincia. Le cause sono comunque tutte da accertare. 

AGGIORNAMENTO ORE 14.30 – proseguono le ricerche sotto le macerie nel luogo del disastro. Confermati gli 11 morti, tra cui un bambino, ma il dato è provvisorio. Quattro persone sono state tratte in salvo e trasportati in ospedale. È crollato uno dei simboli di Genova, costruito ben 51 anni fa.

AGGIORNAMENTO ORE 14.45 – Soccorritori pronti ad estrarre due persone vive dalle macerie. Il viadotto è crollato lungo un tratto di circa 200 metri ed è precipitato per circa 100 metri sul torrente Polcevera e una zona industriale (abbattuti due capannoni).

AGGIORNAMENTO ORE 15.45 – Notizie tragiche. Stando alle ultimissime news dal luogo del disastro le vittime dovrebbero essere 20, mentre i feriti 14. La notizia è stata confermata e si teme che il numero delle vittime possano crescere ancora.

AGGIORNAMENTO ORE 17.50 – Disastro a Genova, le vittime salgono ufficialmente 35 mentre i feriti sono 13. I soccorritori sono ancora a lavoro per cercare altri dispersi.

AGGIORNAMENTO 15 AGOSTO, ORE 11.00 – Il bilancio è salito a 37 morti, di cui 5 non identificati. Tra loro anche un bambino di 8 anni e due adolescenti di 12 e 13 anni. E’ sceso, invece, a 16 il numero dei feriti ricoverati negli ospedale, tra cui 12 in codice rosso.

 



Articolo di Francesco Ladisa

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