Scienza : la foto del secolo, immortalato un buco nero per la prima volta

Una notizia straordinaria è stata appena svelata dal’Event Horizon Telescope, gruppo internazionale che vede la partecipazione di vari centri di ricerca nel campo astronomico in tutto il mondo : è stato fotografato per la prima volta nella storia un buco nero, cosa mai avvenuta prima.

Prima d’oggi i buchi neri erano, a conti fatti, solo calcoli e teoria. Ora abbiamo prove concrete e fotografiche della loro esistenza e rispecchiano fedelmente quel che quasi 100 anni fa venne scoperto da Albert Einstein.
Tra i protagonisti di questa straordinario evento troviamo due ricercatori dell’Inaf, Elisabetta Liuzzo e Kazi Rygl. Oggi, durante una conferenza stampa coordinata in contemporanea in tutto il mondo, i ricercatori dell’Event Horizon Telescope hanno annunciato il successo del progetto svelando per la prima volta un buco nero supermassiccio.

La prima foto storica di un buco nero

 Il buco nero osservato è quello situato nel cuore della galassia Messier 87, una gigantesca galassia situata nell’ammasso della Vergine. Il buco nero dista da noi circa 55 milioni di anni luce e possiede una massa pari a 6,5 miliardi e mezzo di volte quella del nostro Sole.  situata nel vicino ammasso della Vergine. Questo buco nero dista da noi 55 milioni di anni luce e ha una massa pari a 6,5 miliardi e mezzo di volte quella del Sole. Un buco nero è area estremamente compatta dotata di massa enorme, tutta compresa in una piccola regione e con forza gravitazionale estrema. La presenza di questi “oggetti” influenza l’ambiente circostante in modo netto, tanto da poter distorcere lo spazio-tempo.

«Quello che stiamo facendo è dare all’umanità la possibilità di vedere per la prima volta un buco nero – una sorta di ‘uscita a senso unico’ dal nostro universo», spiega il direttore del progetto Eht Sheperd Doeleman del Center for Astrophysics della Harvard University. «Questa è una pietra miliare nell’astronomia, un’impresa scientifica senza precedenti compiuta da un team di oltre 200 ricercatori».

«Se immerso in una regione luminosa, come un disco di gas incandescente, ci aspettiamo che un buco nero crei una regione scura simile a un’ombra, un effetto previsto dalla teoria della relatività generale di Einstein che non abbiamo mai potuto osservare direttamente prima», aggiunge il presidente dell’Eht Science Council Heino Falcke della Radboud University, nei Paesi Bassi. «Quest’ombra, causata dalla curvatura gravitazionale e dal fatto che la luce viene trattenuta dall’orizzonte degli eventi, rivela molto sulla natura di questi affascinanti oggetti e ci ha permesso di misurare l’enorme massa del buco nero di M87».

COME È STATO POSSIBILE FOTOGRAFARE IL BUCO NERO?

La scoperta dell’Eht (Event Horizon Telescope) è stata possibile grazie alla tecnica del “Very-Long-Baseline Interferometry”, o abbreviato VLBI : questa tecnica permette di sincronizzare tutte le strutture di telescopi presenti nel mondo e, sfruttando la rotazione della Terra, riesce a creare un enorme telescopio di dimensioni pari a quelle del nostro pianeta, in grado di osservare ad una lunghezza d’onda di 1,3 mm. La tecnica Vlbi permette all’Eht di raggiungere una risoluzione angolare di 20 micro secondi d’arco. Giusto per fare un esempio, con una risoluzione di questo tipo potremmo leggere un giornale a New York stando seduti a Parigi. Un livello di dettaglio tale da permetterci di leggere una pagina di giornale a New York comodamente da un caffè sul marciapiede di Parigi.

«Il progetto Black Hole Cam è partito nel 2014 con l’obiettivo di misurare, comprendere e ‘vedere’ i buchi neri e fare test sulle principali previsioni della teoria della relatività generale di Einstein», aggiunge Ciriaco Goddi, segretario del consiglio scientifico del consorzio Eht, «Nel 2016 il progetto è entrato a far parte, insieme ad altri partner internazionali, dell’Event Horizon Telescope Consortium visto il comune obiettivo: ottenere la prima immagine di un buco nero. Abbiamo raggiunto un risultato che solo una generazione fa sarebbe stato ritenuto impossibile. I progressi tecnologici e il completamento dei nuovi radiotelescopi nell’ultimo decennio hanno permesso al nostro team di assemblare questo nuovo strumento, progettato per vedere l’invisibile». 

Ora dinanzi all’umanità possono aprirsi scenari interessanti e suggestivi : la scoperta effettiva di un buco nero non deve essere un punto d’arrivo ma un punto d’inizio per riuscire a scavare sempre più a fondo nelle origini dell’universo.

Articolo di Raffaele Laricchia

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