Invasione di falene nel Lazio: tantissime anche di giorno. Quali le cause?

Nelle ultime settimane e in particolare negli ultimi giorni si stanno moltiplicando le testimonianze sui social network circa una vera e propria invasione di falene in alcune zone del Lazio.

In tanti si sono accorti della presenza di questi insetti simili alle farfalle sia durante le ore notturne sia in pieno giorno. Svolazzanti in mezzo al traffico in città, lungo le spiagge, addirittura nei negozi e in diverse abitazioni: l’epicentro di questa invasione sembra essere l’area costiera del lazio, da Ladispoli a Civitavecchia. Ma se ne sono avvistate molte anche più nell’interno e nella capitale. 

La presenza massiccia delle falene ha creato un po’ di apprensione fra la popolazione. In realtà però, a parte il lieve fastidio che può generare, il fenomeno non deve destare preoccupazione per la nostra salute. Si tratta infatti di insetti assolutamente innocui, con la fase adulta che mediamente dura un solo mese.

Ma qual è il motivo di questa vera e propria invasione di falene? Le cause del loro evidente aumento demografico possono essere diverse. La più plausibile è quella della diminuzione dei loro predatori naturali: gli uccelli insettivori. Proprio la zona del litorale romano, ad esempio, il mese scorso ha dovuto fare i conti con la morte improvvisa di migliaia di rondini e rondoni, forse per le temperature troppo rigide in un maggio decisamente invernale. 

Questo aumento di Lymantria dispar (nome scientifico della falena) potrebbe essere legato anche alle condizioni meteo-climatiche, in maniera più diretta. E’ noto che la loro presenza segue fluttuazioni che possono variare di anno in anno in base proprio al clima. «Le femmine – afferma l’ecologo Bonifazi – depongono le uova in estate inoltrata; le ovature sono svernanti e si schiuderanno solo con il ritorno dei primi caldi dell’anno seguente. Ogni femmina depone fino a mille uova in quanto la loro mortalità è abbastanza elevata durante i mesi più rigidi. Tuttavia, se l’inverno non è eccessivamente freddo, come avvenuto quest’anno lungo il litorale laziale, la percentuale di schiusa sarà decisamente più alta, portando alla nascita di migliaia e migliaia di voraci larve. Gli adulti, invece – conclude Bonifazi – sfarfallano tra giugno e luglio e mostrano un accentuato dimorfismo sessuale: i maschi sono di colore bruno, hanno un’apertura alare di circa 4 centimetri e sono caratterizzati da grosse antenne a forma di piuma, mentre le femmine sono biancastre, di maggiori dimensioni e con un addome tipicamente rigonfio. In virtù della breve durata della loro fase adulta, gli esemplari avvistati ad Ostia sono in fibrillazione perché in attesa di raggiungere l’unico scopo della loro vita: accoppiarsi».

Dunque, nulla di preoccupante ma solo un fenomeno (inusuale ma non così raro) che risponde a ciclici accrescimenti demografici. 

 

Articolo di Francesco Ladisa

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